Nick Cave, Richard Ashcroft, Jack White e Gorillaz. Basterebbero loro per riconoscere a La Prima Estate, dal 19 al 28 giugno nel Parco Bussola Domani a Lido di Camaiore, lo status di festival d’eccellenza. Organizzata da D’Alessandro e Galli, è un’impresa avventurosa, ma ripagata dal favore del pubblico e da una insolita disponibilità di artisti di solito costosi, a una dimensione culturale molto alta. Siamo al quinto anno e i numeri continuano a crescere: sessantamila persone per questa edizione. Gli organizzatori svelano anche che «solo un biglietto su cinque viene venduto in Toscana, e il 10 % viene dall’estero». Non solo il cartellone è di altissimo livello ma un contest ha promosso sei giovani che debutteranno proprio a Lido di Camaiore: Jagwari, Unadasola, Verida, Sara Parigi, Bhadmari e Au Revoir Sofia. È la conferma di una bella vivacità della scena indipendente italiana e di una alleanza fra outsider, etichette indie e manager rock, come quelli di La Prima Estate. Che, in realtà, decolla già al mattino con corsi di yoga in spiaggia, si snoda in incontri-interviste come quelli di Massimo Coppola, già volto di MTV, per arrivare poi a dj set e ai concerti serali. In Versilia arrivano nomi molto ambiti in Europa, dove si è più abituati alla formula dei festival. Tutto in nome della coerenza di scelte che per Andrea Galli «equivale a creare una storia. Lido di Camaiore è una sfida a Roma e Milano». Non solo, La Prima Estate prevede anche, per Enrico D’Alessandro, «uno sforzo verso la sostenibilità con il “bar del riciclo”, ovvero chiederemo al pubblico di pulire il parco in cambio di bevute omaggio. Inoltre elimineremo i token in favore di pagamenti cashless, con carte prepagate ricaricabili per chi avesse solo contanti». Insomma, una piccola rivoluzione. E veniamo alla line up, a quello che si vedrà al festival. Venerdì 19 giugno il vulcanico Jack White, chitarrista americano autore di quello che sarebbe diventato uno dei tormentoni più universali del calcio: il coro di “Seven Nation Army”. Unica data in Italia. Prima di lui The Hives e gli esordienti Jagwari e Unadasola. Sabato 20 giugno, serata tutta italiana con Marlene Kuntz, Ministri, Casino Royale, Sì!Boom!Voilà e Verida. Domenica 21 giugno toccherà invece al grande rock britannico con Richard Ashcroft, diventato famoso con l’inno “Bittersweet Symphony” all’epoca dei Verve. L’anno scorso, invece, apriva fra la commozione del pubblico i concerti degli Oasis. Prima di lui The Libertines, The Wombats, The Ramona Flowers ed Ewan Sim. Il weekend successivo, venerdì 26, salirà sul palco uno dei più grandi cantautori al mondo: Nick Cave e The Bad Seeds, una discesa nell’inferno del dolore che questo rocker-poeta australiano trasforma in una trionfale risalita della dignità. Prima di lui Sleaford Mods, Emilíana Torrini, Dove Ellis e Sara Parigi. Ancora scintille sabato 27 con i visionari Gorillaz di Damon Albarn, che presentano il nuovo disco “The Mountain”, fra spiritualità e rinascita. Ad aprire Wolfalice, Nation of Language, Don West e Bhadmari. A questo punto, con il gran finale domenica 28 del pirotecnico duo americano Twenty One Pilots, preceduti da Wet Leg, Midnight Generation e Au Revoir Sofia, le intenzioni di innovare non solo la percezione visiva ma soprattutto l’ascolto di un genere in teoria immutabile come il rock, farà i conti con una prospettiva diversa delle grandi adunate negli stadi. Nei festival, accade anche in quelli tecno o nel più glamour Coachella, si cercano spunti e suggerimenti. Negli stadi si accetta di far parte di un rito. Nulla di male, basta marcare le differenze.