La Spezia – Per quelle cartelle esattoriali riferite agli anni 2015 e 2016, una quarantacinquenne spezzina si è spinta fino in Cassazione, contestando una presunta «mancata notifica». E ha perso in tutti e tre i gradi di giudizio. Le ragioni di contestazione sono state respinte da tutte e tre le Corti. In primo grado, la commissione territoriale provinciale le ha rigettato il ricorso e l’ha condannata a pagare le spese. In secondo grado, la Corte di giustizia regionale, che ha rilevato «la regolare notifica degli atti, a mezzo di messo notificatore». È andata malissimo anche di fronte alla Cassazione, ove il legale della donna ha ribadito la tesi della presunta nullità delle notifiche, sostenendo che le cartelle di pagamento impugnate «risultavano ritirate da persona abilitata rimasta sconosciuta, senza che ne fosse individuata l’identità e senza alcuna prova di ricezione di raccomandata informativa». La Corte Suprema ha rigettato il ricorso per più motivi. Innanzitutto, citando la Corte Costituzionale, ha fatto presente che questo tipo di impugnazione delle cartelle di pagamento «è stata oggetto di un utilizzo abnorme, con enorme proliferazione di controversie strumentali, spesso promosse in modo pretestuoso». Dopo di che ha rilevato che la contribuente spezzina «non ha evidenziato ragioni che giustificassero l’esigenza di una tutela anticipata», per cui «la causa non poteva neppure essere proposta». Infine, ha scritto che «le critiche avverso la sentenza impugnata sono formulate sotto una molteplicità di profili tra loro confusi, inestricabilmente combinati, in gran parte non riconducibili ad alcuna specifica violazione o falsa applicazione di norme di diritto». La donna dovrà versare le spese di giudizio, 800 euro, e altri 400, e ulteriori 500 in favore della cassa delle ammette, oltre ad un ulteriore contributo.