La tregua appesa a un filo. Nel corso della notte gli Stati Uniti hanno fermato e neutralizzato una petroliera che si dirigeva verso l'Iran in violazione del blocco navale. La risposta di Teheran è stata immediata, con il lancio di missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait e negli altri paesi della regione. Le sirene, infatti, sono suonate anche in Bahrein e Arabia Saudita, ma pure esplosioni in Iraq. I pasdaran rivendicano di aver danneggiato la base della V Flotta Usa. Ma il Centcom, il comando centrale degli Stati Uniti, smentisce e fa sapere che missili e droni sono stati "abbattuti" ed è stato garantito che "nessun membro del personale o bene americano subisse danni". I droni iraniani hanno invece sicuramente colpito un terminale passeggeri dell'aeroporto internazionale del Kuwait, causando diversi feriti e costringendo le autorità kuwaitiane alla chiusura del traffico aereo. Il portavoce del ministero della Difesa dello Stato del Golfo, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l'attacco come "un'aggressione criminale iraniana che ha causato significativi danni materiali alla struttura e feriti". Inizialmente il Centcom ha dichiarato che Teheran aveva lanciato due missili contro il Kuwait e tre contro il Bahrein, tutti disintegrati o intercettati.Dopo l'aggressione iraniana, comunque, l'esercito statunitense ha lanciato attacchi contro l'isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Sono stati "una risposta ai tentativi di attacco da parte dell'Iran in tutto il Medio Oriente", ha dichiarato il Centcom. Gli ultimi attacchi si verificano in un contesto di stallo nei negoziati per il cessate il fuoco, dopo che i colloqui per un accordo che ponga fine alla guerra, in corso da mesi, non hanno registrato progressi durante il fine settimana. Il Centcom ha aggiunto che l'attacco all'isola di Qeshm aveva come obiettivo una stazione di controllo terrestre militare iraniana e che l'esercito statunitense ha anche abbattuto tre droni d'attacco lanciati dall'Iran contro "marinai civili che stavano legittimamente transitando nelle acque regionali". Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato che "compromettere la sicurezza dello Stretto di Hormuz avrà un prezzo elevato per l'aggressiva azione militare statunitense".