Istanbul. Muqtada al Sadr, il carismatico leader religioso sciita e capo delle Saraya al Salam (“Brigate della Pace”), un gruppo armato iracheno, si prepara a integrare ufficialmente le sue forze nelle strutture statali. La decisione arriva in risposta all’impegno del nuovo primo ministro iracheno di “ricondurre tutte le armi sotto il controllo dello stato”.Sabato scorso, durante un incontro con i giornalisti a Baghdad, il premier Ali al Zaidi ha dichiarato che è stata istituita una commissione incaricata di integrare entro una settimana le forze di Sadr, primo passo di un processo che punta a fare lo stesso con altre fazioni armate, la maggior parte delle quali legate all’Iran. Zaidi ha affermato che l’Iraq si trova oggi di fronte a una “equazione a somma zero: o lo stato o l’assenza dello stato”. I tentativi dei suoi due predecessori – Mustafa al Kadhimi, che durante il mandato fu bersaglio di un attentato attribuito a fazioni vicine all’Iran, e Mohammed Shia al Sudani – di ridurre in modo significativo il potere e l’autonomia delle milizie armate operanti al di fuori del controllo statale sono falliti. La mossa di Sadr potrebbe essere in larga misura simbolica e avere più una valenza politica che di sicurezza, considerando che molti dei suoi uomini fanno già ufficialmente parte delle Forze di mobilitazione popolare e che negli ultimi anni il leader sciita ha più volte sospeso le attività di quelli che ne erano rimasti fuori. Tuttavia, molti iracheni sperano che questo gesto possa fungere da esempio per le numerose fazioni armate filo-iraniane che continuano ad agire al di fuori della legge, uccidendo, rapendo e controllando territori nell’impunità più totale. “E’ diventato necessario annunciare la completa separazione delle Saraya al Salam dal movimento e la loro piena integrazione nello stato”, ha dichiarato Muqtada al Sadr in un comunicato diffuso il 27 maggio. Sebbene alcune fazioni armate legate all’Iran abbiano manifestato disponibilità a integrarsi pienamente nelle forze statali, almeno due gruppi – Kataib Hezbollah e Harakat Hezbollah al Nujaba – continuano a opporsi fermamente.Muqtada al Sadr, un tempo considerato uno dei principali nemici delle forze americane e italiane in Iraq con il suo Esercito del Mahdi, negli ultimi anni ha assunto posizioni più nazionaliste rispetto a quelle dell’“asse della resistenza” sostenuto da Teheran.Per esempio, mentre le fazioni della cosiddetta “resistenza” irachena legate all’Iran, tra cui Kataib Hezbollah e Harakat Hezbollah al Nujaba, combattevano negli anni passati a fianco del regime siriano contro le forze di opposizione, Sadr vietò ai suoi combattenti di intervenire in Siria, sostenendo che i siriani avessero il diritto di ribellarsi all’oppressione. Sia nelle elezioni del 2018 sia in quelle del 2021, il blocco politico di Sadr ottenne il maggior numero di voti. Tuttavia, dopo mesi di stallo nella formazione del governo, nel giugno 2022 i parlamentari a lui vicini si dimisero in massa. Due mesi più tardi, i suoi sostenitori occuparono per settimane la Zona Verde di Baghdad, prima che scoppiassero violenti scontri con le fazioni filo-iraniane, che causarono decine di morti e centinaia di feriti. Nell’ottobre dello stesso anno Mohammed Shia al Sudani entrò in carica come primo ministro, ma solo dopo che Sadr aveva annunciato il proprio ritiro dalla politica. Da allora il noto religioso sciita è rimasto in gran parte dietro le quinte. Secondo alcuni osservatori, questa recente iniziativa potrebbe preannunciare il suo ritorno sulla scena politica; altri ritengono invece che si tratti semplicemente di un passo necessario e atteso da tempo per la pace e la sicurezza del paese. Alcuni commentatori hanno smesso di definire Sadr il “kingmaker” dell’Iraq – ruolo che per anni gli è stato attribuito – preferendo riservare questa etichetta al presidente del Consiglio supremo della Magistratura, il giudice Faiq Zaidan. Per alcuni, l’idea che il potere dietro le quinte sia esercitato da un magistrato altamente qualificato appare più accettabile rispetto a quella di un leader religioso e militare; altri, però, osservano che l’entità dei legami di Zaidan con le fazioni filo-iraniane resta poco chiara. Zaidan collabora regolarmente con numerosi paesi europei e con gli Stati Uniti in materia giudiziaria ed è stato nominato professore di Diritto presso l’American University of Iraq-Baghdad.Il Consiglio supremo della Magistratura ha più volte ribadito che tutti gli attori politici devono rispettare l’articolo 9 della Costituzione irachena, che “proibisce la formazione di milizie armate al di fuori del quadro statale”. Resta da vedere se l’integrazione delle forze filo-iraniane porterà davvero a un maggiore controllo da parte dello stato o se, al contrario, consentirà ad alcuni gruppi di continuare a operare indisturbati, semplicemente mimetizzandosi all’interno delle istituzioni. In ogni caso, il nuovo primo ministro rappresenta un “volto nuovo” – una richiesta avanzata da molti iracheni per anni – e ha bisogno di risultati politici concreti da mostrare. Con il sostegno di Sadr e di altri attori all’idea di sottoporre tutte le forze armate al controllo dello stato, potrebbe finalmente aprirsi uno spiraglio per realizzare una promessa rimasta troppo a lungo disattesa.
La prima prova del nuovo premier iracheno Ali al Zaidi: ridurre il potere delle milizie
Il primo ministro ha istituito una commissione per integrare le forze sciite di Sadr, primo passo di un processo che punta a fare lo stesso con altre fazioni armate, la maggior parte delle quali legate all’Iran. Zaidi ha affermato che il paese si trova oggi di fronte a una “equazione a somma zero: o lo stato o l’assenza dello stato”










