di Stefano Brogioni
All’incrocio tra viale Redi e il ponte Gandhi, in direzione del centro città, quel 29 maggio dell’anno scorso, la segnaletica che impone di non svoltare a sinistra non era perfettamente chiara e visibile. Sbiadita quella a terra, sull’asfalto, scolorita quella laterale. Sul lato destro, il cartello era addirittura annerito dall’incendio di alcuni motorini avvenuto tempo prima.
Una situazione che trasse in errore il conducente di un mezzo da lavoro, che, con il semaforo verde, impegnò l’altra corsia per svoltare a sinistra, verso il ponte Gandhi, e travolse così lo scooter su cui viaggiava, nella direzione opposta del viale Redi, l’avvocato fiorentino Gianni Salocchi. L’impatto fra il furgone e il due ruote fu devastante, e per Salocchi, 61 anni, non ci fu niente da fare.
Adesso che il sostituto procuratore Barbara Bresci ha chiuso le indagini, ci sarà probabilmente un processo per omicidio stradale, a carico del conducente dell’Iveco.
Il 41enne fu tra i primi a prestare soccorso a Salocchi, ma la sua posizione è alleggerita proprio dalla condizione in cui versava la segnaletica. Nell’imputazione, infatti, la contestazione mossa al conducente (un operaio marocchino di 41 anni, difeso dall’avvocato Laura Brilli) contempla la mancata concessione della precedenza al mezzo che proveniva da destra, ossia lo scooter Sh dell’avvocato fiorentino. E non la potenziale manovra ’killer’ della svolta proibita.









