«Povoleri? Non va bene. Tu sarai Mara Venier». Il regista Sergio Capogna dixit. E Mara Santa Povoleri diciassettenne di provincia divenne Venier. Al cinema, e pure nella vita. La signora della domenica, la zia d'Italia, approda nel fienile, il podcast di Luca Zaia, e si racconta. Spesso in dialetto. «Più vado avanti più mi sento Povoleri», sorride confessando che in un fienile non le era capitato mai di stare. Figlia di un ferroviere e di una sarta. Veneziana di calle del Magazin, quartiere Cannaregio, poi emigrata a Mestre. E, a sorpresa, scurissima. Al punto da lavarsi con l'Aiax. «Sì, quello delle pentole - ride - ero olivastra, mi dicevano che non ero figlia di Tolo ma di un marochin».
Una vita a volte spericolata, tra amicizia, colpi di scena, figli, mezze catastrofi e incredibili colpi di fortuna. In principio è suor Zelmira delle Canossiane. «Le mie compagne erano tutte ricche. Io no, ma suor Zelmira mi voleva bene. E io volevo essere come lei». L'illuminazione è di breve durata. E Maretta, studiosa e apprendista parrucchiere di piazza Ferretto inizia a incrociare il bel mondo grazie al flirt giovanile con Sebastien von Furstenberg. «Ricordo la prima festa nella villa sul Terraglio. Mia madre mi aveva cucito un completo color arancio. E loro mi buttarono dritta in piscina». Poi l'abbaglio per Roberto Ferracini («bello come il sole»), la nascita di Elisabetta e la marcia su Roma: «Volevo separarmi, mi venne a prendere sulla Rolls Royce nera di Roberto Cappucci che fu il primo a credere in me e a darmi un lavoro. Lì ho capito che non avrei più lasciato Roma». LA GIOVINEZZA La giovinezza scapigliata, i primi film, l'amicizia con Gabriella Ferri e il negozio vintage “Al tempo perso”. «Vendevamo strazze ma ci passava tutta Roma. Lì è nata la mia amicizia con Nanni Loy». Ma il destino ha altri progetti: il primo film in televisione con Dario Argento, l'amore per Napoli e l'incontro con Merola, idolo della madre, per “Zappatore”. Il secondo figlio, e Mara dice no a Strehler per Il Campiello. Ma anche a Tinto Brass che la voleva a seno scoperto.Donna di sorellanza, come con Patty Pravo per cui ancora cucina le pizzelle napoletane. Una vita di sentimenti, una vita di amori. Da Jerry Calà birichino: «Ogni tot mi lasciava: lo vedevo seduto sul divano e mi diceva: ho bisogno della mia libertà, faceva la valigia e spariva per due mesi»; al rapporto profondo per Renzo Arbore: «È stato un grandissimo amore, sono riconoscente a Renzo mi ha insegnato tante cose. Emotivamente è stata una cosa molto forte, non c'è stata una spiegazione. Adesso negli ultimi anni sono riuscita ad avere un legame molto forte. Se io ho bisogno di qualcosa chiamo Renzo, siamo riusciti a recuperare una grandissima storia d'amore. Con grandi dolori come la perdita del nostro bambino. È più forte il nostro rapporto adesso di prima. Io so che c'è lui nella mia vita». LA TELEVISIONE Negli anni Ottanta inizia a lavorare in televisione. Nel 2013 improvvisamente in Rai la fanno sentire vecchia. «E lì c'è stata Maria De Filippi: mi ha teso la mano. È stata affettuosa e coraggiosa a volermi a Tu si que vales». È un momento difficile, spiega a Zaia. La madre è affetta da una forma terminale di Alzheimer e Mara non riesce più emotivamente a tornare a Mestre. Lo fa dopo molti anni. «Rivedo via Piave, piazza Ferretto. Ed è come se improvvisamente facessi pace con il mio passato». La storia d'amore con Arbore finisce. E Mara con Edvige Fenech inizia a consultare le carte. «Edvige si era lasciata con Montezemolo. C'era preso il trip delle cartomanti. Io avevo un amore americano, con cui però non si quagliava. Tutte le sere andavamo dalla cartomante, settimo piano in via Veneto in una mansarda piena di gatti - sorride - La cartomante mi dice: vedo uno che ha a che fare con i viaggi e con il mare. E io mi ero convinta che avesse un'agenzia di viaggi». L'incontro con Nicola Carraro avviene invece a casa Rizzoli. La mia migliore amica è Melania Rizzoli, Nicola è cugino di Angelo e vive in un'isola ai Caraibi. Era il 2000, pensavo che questo incontro avrebbe cambiato la mia vita. Vedo questo signore che entra con la giacca blu. Penso: è un cumenda milanese, non c'entra niente con me. Poi mi dice: “Io la conosco bene, lei fa una buonissima pasta e fagioli”». Le premesse sembrano pessime e invece la storia decolla fino all'oggi. IL FUTURO Sul futuro a Domenica In non si sbilancia, racconta ancora che i nipoti danno senso alla sua vita. E a domanda diretta su cosa direbbe alla Mara ventenne. «Cerca di essere meno bisognosa di affetto, credi meno a quello che ti dicono - risponde dal Fienile - A vent'anni ero ingenua, credulona, sono stata catapultata in un mondo che non mi apparteneva ma io mi sento sempre quella Mara di piazza Ferretto». Forse non è proprio così. Nel salotto della domenica, entrando nelle case degli italiani, la Mara nazionale ha trovato il suo posto. «È incredibile. Sono sempre insicura ma si accende la luce rossa e dimentico tutto. Il lavoro è sempre stata la mia medicina».







