Il suo nome è legato indissolubilmente al marchio di jeans che ha creato, la Diesel: Renzo Rosso, imprenditore vicentino, definito un «genio» addirittura dal New York Times, ha festeggiato i suoi 70 anni con un party a cui erano presenti centinaia di persone, circa 1.600, con tanto di concerto di Jovanotti e i messaggi di auguri di Bono Vox e Kim Kardashian, a conferma del fatto che non stiamo parlando di un personaggio di poco conto. «La serata più bella della mia vita», l'ha definita Rosso, circondato da amici e dipendenti.
Intervistato dal Corriere della Sera, il patron di Diesel promette, come primo proposito dei 70 anni, di «fare tutto più velocemente. Oggi con l’aiuto di un ottimo management voglio lavorare più di strategia che di operatività». Venuto da una famiglia di agricoltori, dai genitori ha imparato «a dividere: da quello che c’era nell’orto alle cose più importanti. Se qualcuno aveva un problema di salute lo aiutavamo a trovare le cure mediche. Con l’esempio della mia famiglia ho imparato a pensare agli altri e ho cercato di trasferire questi valori ai miei sette figli».I primi jeans con la Singer della mamma I primi jeans, racconta, «li ho fatti con la Singer di mia madre. Poi mi sono iscritto a Economia, ma ho mollato presto perché ero già entrato nel mondo del denim. Ho iniziato lavorando con uno stipendio fisso a 240 mila lire al mese, poi ho capito che potevo fare di più e sono passato a lavorare a cottimo, arrivando a guadagnare due milioni e 400 mila lire. Così ho convinto nel 1978 Adriano Goldschmied a diventare mio socio. Poi nel 1985 mi sono messo in proprio. Ho pensato al nome Diesel perché rappresentava l’idea di velocità: a benzina facevi 100.000 km, con il Diesel 400.000. Vai più piano, ma più lontano». Nella sua carriera anche momenti difficili: «Spesso ho pianto per la mia vita personale e per problemi aziendali. C’è stato un momento in cui Diesel ha avuto delle difficoltà: per tre anni non ho dormito la notte. Ho ripreso in mano l’azienda e siamo riusciti a farla diventare un’eccellenza mondiale nel mondo della moda, amata soprattutto dalla Gen Z». La moglie e il nome della figlia È sposato dal 2002 con la manager Arianna Alessi («Dopo due anni da single ho incontrato questa donna straordinaria», dice), che ha conosciuto in Sardegna ma è veneta di Bassano del Grappa, e che nove anni fa ha dato alla luce la figlia Sydne, rendendolo padre a 60 anni: «Mi ha colpito subito, mi dà una energia pazzesca. Abbiamo tanti amici che non vedono l’ora di venire a Bassano da noi. Siamo gioia per tutti». Sul nome della figlia, ha una teoria particolare: doveva essere di cinque lettere. «È il mio numero, Renzo ha 5 lettere. Le targhe delle mie auto iniziano tutte con 555. Mi piaceva il nome Sydney ma non era di 5 lettere, ho scoperto che esisteva anche la versione Sydne». Armani, l'eredità, la longevità Su Giorgio Armani: «Un anno fa avevamo trascorso una serata parlando di tutto, un dialogo intelligente nella nostra diversità. È stata una persona iconica, che resterà immortale per quello che fatto». E sulla successione: «Sto lavorando perché la azienda rimanga alla mia famiglia e ai miei dipendenti. E ci quoteremo in Borsa. Credo che la successione vada preparata molto bene, ammiro quello che ha fatto Silvio Berlusconi». E come Berlusconi crede nella longevità: «Abbiamo acquisito un gruppo di cliniche dove ci occupiamo di longevità e del benessere delle persone. Cerco di tenermi in forma facendo attività fisica quasi tutti i giorni».







