Un cucchiaino, un colore dorato che evoca un innocuo rimedio domestico e un’etichetta accattivante: “miele da sballo”. Dietro questa apparenza rassicurante si cela però una sostanza di estrema pericolosità, al centro del recente e drammatico ricovero in rianimazione di un diciassettenne di Frattamaggiore, nel Napoletano, arrivato in ospedale con una grave insufficienza respiratoria insieme ad altri due coetanei in stato di choc.

Ma di che cosa si tratta esattamente e perché sfugge all’attenzione di famiglie e scuola?

Conosciuto anche come wax, honey oil o Butane Hash Oil, il “miele da sballo” non è una novità chimica, bensì un concentrato di cannabis di potenza eccezionale. Si ottiene separando e isolando i cannabinoidi della pianta, in particolare il THC (tetraidrocannabinolo), il principale principio attivo con effetto psicoattivo sul sistema nervoso.

La consistenza può andare dal ceroso al gelatinoso fino al resinoso; il tipico aspetto ambrato gli ha valso il fuorviante accostamento al miele.

La differenza abissale rispetto alla marijuana comune è la concentrazione. Se l’erba in circolazione contiene di norma tra il 10% e il 30% di THC, la wax supera ampiamente il 70%, raggiungendo, secondo diverse autorità sanitarie internazionali, picchi allarmanti del 80% e persino del 90%. Una potenza tale smonta definitivamente la pericolosa percezione di “droga leggera”.