Per chi, poco fa, urlava «usciamo dall’euro», è colpa dell’Unione europea se siamo fermi, nonostante le risorse regalate o prestate da Bruxelles. La stasi risale nel tempo ma l’incompetente premier, lungi dall’affrontarla, l’aggravaI media amici ignorano i dissensi nel governo sugli Usa di Trump, Ucraina e Israele, mentre vivisezionano quelli del “campo largo”. La destra, che negli anni Settanta voleva i colonnelli, giunta al governo, s’è allevata un generale ancor più estremista, che potrebbe frantumarla. Pareva una barzelletta ma non fa più ridere. Per neutralizzarlo il governo si concentra. A modo suo, su politica fiscale e rapporti con la Ue. Quando attacca la Ue davanti agli industriali plaudenti e promette l’ennesimoPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Salvatore Bragantinieconomista

Economista, già vice direttore generale di Sofipa SpA, poi direttore generale di Arca Merchant SpA, commissario Consob dal 1996 al 2001. È stato amministratore delegato di Centrobanca dal 2001 al 2004. Fino al 30 giugno 2016 ha fatto parte del Securities Market Stakeholder Group che assiste l'Esma – European Securities Markets Authority – nelle misure di attuazione delle direttive dell’Unione europea. Attualmente è presidente di Indaco Ventures SGR. Editorialista prima di Repubblica e poi del Corriere della Sera, attualmente collabora con il quotidiano Domani. Ha scritto Capitalismo all'italiana. Come i furbi comandano con i soldi degli ingenui (1996) e Contro i piranhas. Come difendere le imprese da soci e manager troppo voraci (2018), entrambi editi da Baldini+Castoldi.