Non si ferma mai la musica, è sempre inquieta, sempre alla ricerca anche quando avanza guardando al passato, rivolge l’attenzione a repertori meno conosciuti o riscopre pagine inedite o poco eseguite della musica classica. Come l’«Histoire du soldat» di Igor Stravinskij eseguita dall’Orchestra Filarmonica della Calabria diretta dal maestro Vincenzo Mariozzi nell’ambito della VII edizione del Mediterraneo Radio Festival, organizzato dal Conservatorio Statale di Musica “Saverio Arlia” di Nocera Terinese, con la direzione di produzione di Raffaele Cacciola e la media partnership di Rai Radio 3. E che sarà in onda su Radio 3 Suite all’interno del palinsesto di Rai Radio 3, «canale – come ha ricordato il maestro Filippo Arlia, direttore artistico del Conservatorio “Saverio Arlia”– dove sono puntualmente in onda le grandi espressioni della musica classica, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro dell’Opera di Roma, la Scala di Milano».Dunque, penultimo appuntamento di un programma che sotto la direzione artistica di Arlia (reduce da una serie di concerti in Cina e dall’ «Opera Calabra in quattro tempi» al Parioli di Roma con la voce recitante di Peppe Servillo), è un lavoro di squadra, la musica come arte della condivisione tra musicisti, docenti e allievi del Conservatorio, e pubblico: una conferma del valore della rassegna che guarda al futuro senza dimenticare la propria origine, con particolare attenzione alla valorizzazione del territorio e alla divulgazione musicale.Come per l’ «Histoire du soldat», rappresentato per la prima volta a Nocera Terinese, nella tenuta di Contrada Savuto, in una valle sul fiume omonimo, in cui protagonista assoluta è stata la natura, un tempio dove colonne di ulivi secolari hanno fatto da quinta teatrale per un concerto green (speciali le panche per il pubblico, realizzate con stoppie assemblate e ricoperte da stuoie), in un’isola di armonia e di pace in cui profumi della campagna e suoni dei bravissimi solisti dell’Orchestra si sono corrisposti. «L’Histoire du soldat», capolavoro del teatro musicale del Novecento, mette insieme in una partitura complessa visionarietà e spettacolo popolare, musica da camera e teatro, parole e nuove sonorità, con l’entusiastica scoperta da parte di Stravinsky del jazz americano che influenzò la scelta degli strumenti.