“È vegano o no?“. Qualcuno avrà scrollato le spalle, disinteressato, ma è fuori dubbio che migliaia di elettori ed elettrici tanto in Texas quanto negli Stati Uniti si stanno facendo questa domanda. Perché lui, il soggetto – o, da un certo punto di vista, l’oggetto – della discussione è James Talarico. Nome che in Italia significa ancora poco, ma che negli Usa vale tanto: per il Partito democratico è uno dei politici più promettenti in circolazione, per il Partito repubblicano è lo stereotipo del nuovo avversario, una specie di incarnazione di (quasi) tutti i mali per il mondo Maga. E, perché no, l’uomo che potrebbe fare lo scherzetto in passato tanto annunciato ma mai verificatosi: strappare il Texas al Grand Old Party.
“È vegano, non può vincere in Texas”: la premonizione di Trump
Talarico ha 36 anni e la faccia pulita. Non a caso è un seminarista presbiteriano (aspetto che lo avvicina all’area più moderata del partito e ai delusi da Donald Trump), usa sempre toni molto pacati, assicura di voler fare la guerra ai miliardari (aspetto, questo, che invece lo avvicina alla sinistra dei dem) e a marzo ha vinto le primarie: il prossimo novembre correrà per le elezioni di medio termine. Cioè, per un posto al Senato. Fin qui tutto normale, se non fosse che un paio di settimane fa il presidente degli Stati Uniti in persona lo ha attaccato: “Non potrà mai vincere in Texas, è vegano“. Tutto il partito repubblicano, naturalmente, ha seguito Trump e ha iniziato a far coincidere il fatto di essere vegano con una sorprendente onta morale. Vegano uguale essere riprovevole, in pratica.















