Lungo il sentiero panoramico di Manarola, uno dei borghi delle Cinque Terre, il via vai di persone è incessante. Sono tutti diretti verso il punto da cui si scatta la fotografia diventata il simbolo del borgo, un’immagine che negli ultimi anni ha fatto il giro del web. Il desiderio di visitare questo territorio per molti è nato proprio da lì, da quella cartolina perfetta di case colorate affacciate sul mare. E in questo flusso continuo, la storia e l’anima di questa terra scivolano spesso in secondo piano. Il turismo di massa rende i luoghi beni di consumo, affolla le strade, plasma i territori, ma soprattutto li svuota della loro autenticità. E alla fine, ciò che resta al turista, è solo qualche bella foto. Negli ultimi tempi le amministrazioni alle Cinque Terre stanno cercando di arginare i danni, invertire la rotta. Per qualcuno, servirebbero politiche territoriali più coraggiose, per altri, gli ostacoli per farlo sono a livello regionale. Ma, tra posizioni più pessimiste e altre più fiduciose, qualcosa si sta muovendo. Sul fronte amministrativo, l’ultima novità riguarda Vernazza, che ha introdotto il numero chiuso a 25 persone e l’obbligo di auricolari per i gruppi guidati. In realtà si tratta di un limite già presente nel comune di Riomaggiore, e che, specifica l’assessora al Turismo Francesca Salmonese, «semplicemente renderà più gestibile i gruppi negli spazi ristretti del borgo, perché potranno comunque venire gruppi da 50 persone, ma avranno bisogno di due guide». Una turista in posa davanti al famoso punto panoramico di Manarola /Foto di Arianna SalvatoriIn poche parole, non va a incidere sui flussi che tra treni, pullman e navi scaricano ogni dieci minuti migliaia di persone tra le strade di questi piccoli borghi. I treni che raggiungono le Cinque Terre sono più di 30 al giorno solo considerando quelli dalla Spezia. A questi si aggiungono circa dieci battelli. Non mancano poi i tour organizzati in pullman da località come Firenze: partenza alle 7 del mattino da Santa Maria Novella, visita alle Cinque Terre in giornata e via di nuovo verso la Toscana. Ma anche se sono parecchi quelli che lo invocano, per il presidente del Parco Lorenzo Viviani sarebbe sbagliato mettere il numero chiuso. «Un’area protetta è una scuola a cielo aperto che deve garantire l'accesso», spiega. «Quello che stiamo facendo come Parco è cercare invece di intercettare i tour operator». La missione di Viviani non è quella di ridurre i flussi, ma di dirottarli, e soprattutto avere un turismo fatto di “esploratori consapevoli”. Secondo lui, infatti, è anche sbagliato parlare di overturismo: «La calca si crea solo all'interno dei borghi e in alcuni periodi dell'anno. Quindi secondo me è un problema molto modulabile e abbiamo anche tantissima possibilità di destagionalizzare». Anche per questo il Parco sta cercando di promuovere la rete sentieristica. I sentieri si estendono per circa 130 km, ma la maggior parte del turismo si concentra in quelli bassi, motivo per il quale si è dovuto introdurre anche il senso unico di percorrenza. «Per promuovere anche quelli alti abbiamo creato le “Vie delle Cinque Terre” che sono sette itinerari tematici», racconta. Turisti in fila per salire nel treno alla Spezia /Foto di Arianna SalvatoriLa scarsa presenza di un turismo lento e consapevole è confermata anche dal calo dei pernottamenti registrato dalle strutture ricettive. Dormire nel territorio permette di conoscerlo meglio e anche creare connessioni coi residenti. Ma i flussi che affollano i borghi sono principalmente turisti giornalieri, crocieristi o grandi gruppi provenienti dalla Toscana. I pochi che decidono di visitarle in più giorni scelgono sempre di più di dormire alla Spezia per risparmiare. E in questa reazione a catena pericolosa, negli ultimi anni in città il numero degli affittacamere è esploso, rendendo molto più difficile trovare una casa per gli spezzini. In città mancano gli immobili e quei pochi che rimangono ora sono molto più costosi: immobiliare.it segnala che se a ottobre 2021 per gli immobili residenziali in affitto erano richiesti in media € 8,05 al mese per metro quadro, a ottobre 2025 ne sono stati richiesti 10,30 euro: un aumento di circa il 28%. Il tema delle strutture ricettive è un tema complesso. Se da un lato la possibilità di guadagnare sulla propria casa affittandola ha spinto molte persone fuori dalle Cinque Terre, dall’altro ha anche creato una fonte di reddito a molti residenti permettendogli di rimanere a vivere lì. «In questo modo si riesce a mantenere un tessuto sociale di gente che il territorio lo sente nel sangue», spiega Sara Barani, una delle prime persone ad aver aperto una struttura ricettiva extra-alberghiera nel 1997. «Chiaramente se i residenti rimangono proprietari qualcosa si conserva. Il problema vero sono le grandi agenzie immobiliari». Anche per questo un altro tema che sta a cuore alla nuova amministrazione del Parco è quella della CETS, la carta europea del turismo sostenibile. Si tratta di un marchio di qualità che viene assegnato dal Parco alle imprese turistiche delle Cinque Terre che si sono impegnate in un percorso volontario di qualità, rispetto dell'ambiente e valorizzazione della cultura e dell'identità locale. «Il nostro scopo è far conoscere in maniera approfondita un territorio che molte volte viene banalizzato», spiega Viviani. Diversi turisti si scattano foto a vicenda a Vernazza /Foto di Arianna SalvatoriL’identità delle Cinque Terre passa anche dai suoi prodotti agroalimentari. Eppure, passeggiando per i borghi, la presenza di attività commerciali scollegate dalle produzioni locali appare sempre più evidente. A gennaio 2025 è stata approvata una misura per limitare l’apertura di esercizi come friggitorie, take away, lavanderie automatiche e money transfer nel comune di Riomaggiore. Una strada che ora sta percorrendo anche Vernazza. «Noi avremmo voluto improntarla anche sulla residenza, dando vantaggi a chi vuole aprire determinate attività, ma con l’intenzione di vivere qua. Ma la Regione ce l’ha bocciata», spiega l’assessora di Vernazza Salmonese. Secondo lei, un grande limite nell’attuare le politiche anti-overturismo, infatti, è rappresentato proprio dall’assenza di un quadro normativo che le favorisca. «La regione Liguria a certi temi non è ancora così attenta come ad esempio la Toscana, dove i comuni possono appoggiarsi a dei provvedimenti regionali», commenta. «Abbiamo anche mandato una bozza di regolamento per gli affitti brevi e ad oggi non abbiamo ancora avuto riscontro». Il Cinque Terre Express con la Venere di Botticelli "influencer", simbolo della campagna ministeriale "Open to meraviglia" nata per promuovere il turismo italiano /Foto di Arianna SalvatoriPer salvare le Cinque Terre oggi occorre fare un lavoro doppio. Se da un lato servono politiche per la gestione dei flussi, dall’altro è fondamentale resistere alla perdita d’identità. In questo anche il ruolo delle guide può essere prezioso. «Durante i miei tour mi piace parlare di erbe, cucina, ma anche del popolo ligure», racconta Costanza Mozzachiodi, guida ambientale. Il problema, è che spesso ci si va a scontrare con un problema radicato nel modo in cui ora le persone vivono il turismo. «L'altro giorno una ragazza si è indispettita perché non siamo passati dalla marina di Riomaggiore per fare la famosa foto che si vede sempre su Instagram. Un’altra volta una signora mi ha fatto vedere un'immagine dicendomi: "Come posso andare a vedere questa foto qua?"». Uscire dalle logiche di consumo dei territori è molto più difficile di implementare limiti numerici ai gruppi. Per questo serve che restino le persone che questo territorio lo amano. Servono persone come Margherita Barberotti, che nel 2020 ha recuperato i campi del nonno creando insieme a Valentina Melani l’azienda di vino biodinamico Cian Cianin. Occorrono iniziative come lo SciaccheTrail, una gara di trail running nata proprio per esaltare il territorio e la fatica che richiede la sua coltivazione. Abitanti come Sara Barani, che continuano a costituire un presidio, e guide come Costanza Mozzachiodi: «Alcuni colleghi preferiscono non venirci alle Cinque Terre perché dicono che è un brutto turismo». racconta. «Ma io penso che sia importante che qualcuno rimanga. Anche per continuare a mantenere vivo il ricordo delle persone che non ci sono più e che hanno plasmato questa terra».