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«Fino al mese di marzo 2026, gli incarichi affidati agli specializzandi prevedevano normalmente 24 ore settimanali, per un totale di circa 96 ore mensili, articolate in turni da 10 o 12 ore. Da aprile, invece gli incarichi sarebbero stati drasticamente ridotti ad appena 34 ore mensili complessive, equivalenti a circa tre turni al mese. Si tratta di una riduzione improvvisa che oltre a penalizzare giovani medici già impegnati in un percorso formativo estremamente gravoso, rischia di lasciare scoperte numerose postazioni di continuità assistenziale e persino servizi legati all'emergenza-urgenza». A denunciarlo, in una nota, sono circa 15 professionisti e i legali che li assistono.

Questi medici specializzandi denunciano l'adozione di un provvedimento da parte dell'Asp di Reggio Calabria che, a loro parere, mira a limitare la loro attività nelle guardie mediche e nei servizi di continuità assistenziale a sole 8 ore settimanali. «Secondo l'Asp di Reggio Calabria – si legge nella nota – il limite delle 8 ore settimanali previsto dal decreto legge 34 del 2023, dovrebbe applicarsi anche agli incarichi di continuità assistenziale. Una lettura che viene però contestata da più parti, poiché la norma richiamata farebbe riferimento esclusivamente agli incarichi libero-professionisti e non alle attività convenzionate di guardia medica. Ed è proprio qui che emerge un altro elemento destinato a far discutere: nelle altre Asp calabresi, tra cui Catanzaro e Cosenza, gli specializzandi continuano regolarmente a svolgere incarichi da 12 o 24 ore settimanali, senza che vengano applicate le limitazioni adottare a Reggio Calabria».