L’economista Schnabel: "Bisogna agire in fretta, si rischiano prezzi fuori controllo"

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La sensazione è che il pressing tedesco per un rialzo dei tassi d'interesse sia diventato ormai ineludibile per la Banca centrale europea. L'istituto centrale, guidato dalla presidente Christine Lagarde, giovedì 11 giugno dovrebbe pertanto alzare il costo di denaro di un quarto di punto, ma c'è anche chi comincia a temere che potrebbe non essere un caso isolato. A esprimersi in modo perentorio sul tema è stata ieri Isabel Schnabel, influente membro tedesco del board di Francoforte. «La Bce, di fronte all'impatto inflazionistico della guerra in Iran che si sta allargando oltre i soli prezzi energetici, non può più pensare di guardare oltre puntando su una stabilizzazione dei prezzi nel lungo termine: rischierebbe che le aspettative d'inflazione di famiglie e imprese si sgancino dall'obiettivo del 2%, con una corsa ad aumentare i prezzi e le rivendicazioni salariali». La Germania, che può da sempre contare sull'appoggio della pattuglia dei Paesi frugali, del resto ha storicamente una posizione rialzista sui tassi d'interesse, dovuta al timore tutto tedesco di una crescita incontrollata dei prezzi. Già la scorsa settimana Schnabel aveva detto che un aumento dei tassi sarebbe stato necessario al meeting di giugno della Bce. L'argine delle colombe, guidate dall'italiano Piero Cipollone e dal numero uno di Bankitalia Fabio Panetta, potrebbe quindi dover cedere il passo. Lo stesso Panetta, nel corso delle considerazioni finali di Bankitalia della scorsa settimana, ha aperto a una «ricalibrazione» dei tassi Bce. Anche perché il prolungarsi del conflitto in Iran sta cominciando ad avere effetti più profondi sulle economie europee. In aprile, il tasso mediano di inflazione percepita negli ultimi 12 mesi è salito al 4% dal 3,5% di marzo. Tuttavia, scrive la stessa Bce nella sua indagine sulle aspettative dei consumatori dell'Eurozona, le aspettative d'inflazione nei prossimi 12 mesi sono rimaste invariate al 4%, quelle a tre anni frenano al 2,9% dal 3%, quelle a cinque anni sono invariate al 2,4 per cento. Anche in Italia, uno dei Paesi che aveva meglio resistito nelle prime battute, a maggio deve fare i conti con una crescita dei prezzi che si attestata al 3,2%, quindi ben oltre il livello massimo del 2% considerato dalla Banca centrale come desiderabile.