Quando sabato scorso, in vista del vertice Choose France a Versailles tenutosi ieri, il Ceo Masayoshi Son ha annunciato che il suo gruppo SoftBank investirà fino a 75 miliardi di euro in data center per l’intelligenza artificiale ha spiegato perché ha scelto Parigi e non altrove: il fatto che la Francia produca ed esporti elettricità in abbondanza è stato, ha detto, “assolutamente decisivo”. Quasi contemporaneamente, a Tokyo, SoftBank ha superato Toyota diventando la società giapponese di maggior valore, dopo un rally storico (che ha trainato il Nikkei) alimentato dagli investimenti nell’intelligenza artificiale .Si tratta del più grande investimento destinato all’AI in Europa, con cui SoftBank si è impegnata a sviluppare e gestire fino a 5 GW di capacità per data center, di cui 3,1 GW da attivare già entro il 2031, parte della prima fase degli investimenti (45 miliardi di euro). Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha detto quasi come fosse una dottrina: per restare nella corsa AI, è necessario garantire energia stabile e pulita, ossia a basse emissioni. E così è stato.La Francia si è aggiudicata la più ghiotta delle opportunità anche grazie al vantaggio competitivo della sua capacità nucleare. Non che a Parigi non abbiano conosciuto difficoltà a riguardo, tra manutenzioni costose e anni complicati, come la crisi tecnica del 2022 che ha causato un calo del 22 per cento della produzione rispetto al 2021. Ma nonostante ciò, il paese è tornato in grado di fornire stabilmente energia, sia sul suolo nazionale che estero proprio grazie al suo mix energetico fortemente centrato sull’atomo, che nel 2025 ha coperto circa l’80 per cento dei consumi.Con la crisi nel Golfo Persico la necessità di assicurarsi una fonte stabile e programmabile è ormai diventata chiara ai più. L’altro punto che spesso resta sotto traccia è che quella stessa fonte stabile non solo sarebbe un grande fondamento di resilienza domestica rispetto agli choc esterni, ma sarebbe anche un enorme punto a favore dell’attrattività in quel che è il principale campo d’innovazione tecnologico: l’AI ormai smuove centinaia di miliardi di euro in investimenti proprio alla ricerca di capacità energetica per i data center, sempre più energivori, e infrastrutture (ma anche margini economici, legislativi e fisici, in senso lato, per realizzarle e gestirle).Se fatto senza invidia ma con sano spirito di competizione tra cugini, allora è lecito arrovellarsi su quei miliardi che in un universo parallelo magari sarebbero potuti finire proprio in Italia, e che avrebbero dato un enorme sprint allo sviluppo del settore. Anche perché, secondo gli operatori di mercato, l’interesse per il nostro paese c’è. Terna ha segnalato più di 450 richieste di connessione per data center per oltre 82 GW, ma solo tra i 2 e i 3 GW vedranno la luce entro il 2030. Senza scordarci della spada di Damocle del gas, che copre oltre il 40 per cento della produzione elettrica, e spesso fissa il prezzo marginale (il meccanismo di mercato con cui l’elettricità viene prezzata all’ingrosso).Così, dopo la chiusura di Hormuz, il governo ha premuto l’acceleratore sul dossier nucleare, con la legge delega all’esame del Parlamento e l’obiettivo di rimettere l’atomo (italiano, non più solo quello francese importato) nel mix energetico nazionale entro il 2050.Uno studio di Bankitalia del giugno 2025, dal titolo “L’atomo fuggente”, aveva già messo in ordine i punti principali. Il nucleare, da solo, seppur non abbasserebbe sensibilmente i prezzi, ridurrebbe la volatilità energetica: un fattore cruciale per gli investitori, come i grandi player dei data center, che sottoscrivono contratti decennali o ventennali di fornitura. E il governatore Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali lette venerdì scorso, ha dichiarato che “per l’energia nucleare, le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”. Ma servirà un serio dibattito su costi, tecnologia, e poi tanta celerità, perché l’Italia è già indietro. Il rischio ovviamente è quello di arrivare al traguardo quando la mappa dei data center sarà non solo disegnata altrove, ma già implementata. Ma per l’appunto, le nuove tecnologie meritano attenzione. Si è perso il primo treno, ma ve ne saranno altri: basta farsi trovare alla stazione col biglietto giusto.
SoftBank sceglie la Francia. Appunti per l'Italia sul nucleare e la corsa AI
L'intelligenza artificiale ormai smuove centinaia di miliardi in investimenti per data center e infrastrutture anche in Europa. Roma ha perso il primo treno, ve ne saranno altri. Ma prima servirà un serio dibattito su costi, tecnologia, e poi tanta celerità
SoftBank investe 75 miliardi in data center AI in Francia per la capacità nucleare stabile. L'Italia ha 450 richieste di data center ma realizza solo 2-3 GW entro 2030: senza nucleare, perde la corsa ai mega-investimenti AI infrastrutturali.










