«Non chiedo mica la Luna, ma Marte». Anche sulla Terra siamo costretti a rivedere i nostri perimetri del buon senso e i confini del capitale umano. A Pechino, nella mezza maratona di Yizhuang, un robot umanoide ha coperto i 21 chilometri in 50’ e 26’’. Qualcuno obietta: le macchine, che novità, sono più veloci. Quindi siamo in quella strana fase in cui «simulano» di essere fallibili e «lenti» come noi. A Seul, nel tempio di Jogyesa, ha debuttato Gabi, il primo robot umanoide a ricevere l’ordinazione (simbolica) come monaco buddista (onorario). Vestito con gli abiti tradizionali, l’automa recita sutra e interagisce con i fedeli, segnando l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella sfera della spiritualità. Insomma sulla Terra iniziamo a convivere con umanoidi buddisti e maratoneti, che probabilmente saranno fra poco alle nostre porte, per il «delivery». Le consegne.

La manodopera automatizzata ridefinisce i servizi di prossimità. La logistica si proietta verso l’alto. «Un trampolino di lancio verso Marte» e una «fermata dell’autobus nello spazio» sono le immagini usate per raccontare obiettivi «raggiungibili», ma già «superati» della Nasa. Adesso si starebbe edificando direttamente sulla superficie lunare. Il satellite sarà il distributore di carburante, in realtà di idrogeno e ossigeno liquidi, un processo che dal Polo Sud (selenico) prende il ghiaccio (una volta estratto e scisso in componenti liquidi) e va.