L'intervista andrà in onda domani su Burnout. «C’è chi mi ha offerto del denaro, ma per parlare la prima volta, volevo il giudice più severo possibile»

A due anni dal Pandoro Gate, parla per la prima volta Fabio Maria Damato, l’ex manager, amico e braccio destro di Chiara Ferragni. E ha scelto con un certo coraggio di farlo con me. Così Selvaggia Lucarelli, che il Pandoro Gate l’ha svelato facendolo finire su tutti i giornali, annuncia l’intervista all’ex collaboratore dell’imprenditrice digitale, che andrà in onda sul suo canale Youtube Burnout. Fabio Maria Damato finora non ha mai parlato della vicenda per cui l’influencer è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata dal GUP di Milano questo gennaio. E ha scelto proprio la firma del Fatto Quotidiano, che sollevò per prima i primi dubbi sull’operazione legata al pandoro griffato, dando il via libera all’inchiesta giudiziaria.

A due anni dal Pandoro Gate, parla per la prima volta Fabio Maria Damato, l’ex manager, amico e braccio destro di Chiara Ferragni. E ha scelto con un certo coraggio di farlo con me. Domani, su Vale Tutto. pic.twitter.com/Ccigap1XC3— Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) June 1, 2026

«Perché hai deciso di parlare oggi e con me?», gli chiede Lucarelli nel corso della puntata. La replica dell’ex manager è chiara: «Perché per due anni non avevo molto da aggiungere e non potevo, visto che c’erano questioni processuali in corso. Era giusto dare precedenza a quello. In questi anni ho guardato e ascoltato tutto e, quando ti ho scritto, è stato perché ciò che ho letto nel marasma di pareri snocciolati non l’ho trovato così competente né corretto rispetto a quello che hai fatto e detto». «In molti inoltre mi hanno chiesto di parlare – aggiunge Damato – C’è chi mi ha offerto del denaro, c’è chi mi ha proposto di andare con domande concordate, ma io in tutta la mia vita professionale e umana mi sono sempre preso la responsabilità di quello che ho fatto e credevo che parlare per la prima volta andasse fatto con qualcuno sopra le parti. Quale tu sei, il giudice mediatico più severo che potessi trovare».