Pugno di ferro dell’Unione europea nella lotta contro la corruzione, soprattutto all’interno delle Pubbliche amministrazioni. Viene ampliata la nozione di funzionario pubblico includendo anche chi opera in società e servizi di interesse collettivo, vengono poi introdotte nuove fattispecie di reati, dall’appropriazione indebita al traffico di influenze, e sono previste sanzioni accessorie e pene più severe, come ad esempio la reclusione fino a cinque anni.

È quanto stabilisce la direttiva (UE) 2026/1021, entrata a tutti gli effetti in vigore il 31 maggio 2026, che ridisegna i confini del diritto penale in materia di corruzione puntando il mirino specialmente sulla Pa. L’Italia avrà tempo fino al 1°giugno 2028 per recepire la direttiva nel proprio ordinamento interno.

Un perimetro più ampio per la definizione di funzionario

La prima novità risiede nella definizione di «funzionario pubblico», estesa a ogni persona investita di funzioni di pubblico servizio, indipendentemente dal fatto che sia nominata, eletta o assunta su base contrattuale. Il testo include esplicitamente non solo i funzionari nazionali e dell'Unione, ma anche chi opera in imprese statali o società private che svolgono funzioni di pubblico servizio. Particolare rigore è riservato ai «funzionari di alto livello» (capi di governo, ministri, membri del Parlamento e delle Corti supreme), la cui posizione costituisce un'aggravante specifica nel computo delle pene.