Bruxelles – Durante un comizio per la campagna elettorale del 1987, l’allora primo ministro di Malta, il laburista Karmenu Misfud Bonnici, alzò quattro dita della mano destra davanti ai suoi sostenitori. Era il simbolo della quarta vittoria consecutiva che il suo partito riteneva ormai certa dopo i successi del 1971, del 1976 e del 1981. Pochi giorni dopo, però, lo sprezzo per scaramanzia mostrato da Bonnici fu punito: i conservatori del Partito Nazionalista superarono i laburisti con un margine inferiore ai 5mila voti, ponendo fine a sedici anni di governi di centro-sinistra.Quasi quarant’anni dopo, il primo ministro uscente, Robert Abela, può invece permettersi di compiere lo stesso gesto ‘senza tema di smentita’. Nella giornata di sabato (30 maggio), i cittadini maltesi si sono recati alle urne per rinnovare i 67 seggi del Parlamento dell’isola e il Partito Laburista (PL) ha ottenuto il suo quarto successo elettorale consecutivo, proseguendo così una striscia di vittorie inaugurata nel 2013.Con un’affluenza all’87,4 per cento (in crescita di quasi due punti rispetto a quattro anni fa), il partito di Abela – che in Europa appartiene alla famiglia dei Socialisti & Democratici (S&D) – ha conquistato il 51,7 dei consensi e 36 seggi, una cifra sufficiente a garantirgli nuovamente la maggioranza assoluta in Parlamento. I rivali del Partito Nazionalista (PN) – affiliati al Partito Popolare Europeo (PPE) – si sono invece fermati al 44,6 per cento, ottenendo così 31 seggi. In un Paese in cui – a differenza del resto dell’Unione europea – il sistema bipartitico gode ancora di buona salute, le due principali forze politiche si sono dunque spartite tutti i posti disponibili in Parlamento, lasciando le briciole alle formazioni minori.Intorno alle 13 di ieri, Abela si è presentato ai microfoni dell’emittente pubblica TVM per celebrare la vittoria: “Abbiamo scritto la storia, questa è una vittoria di tutta Malta“, ha dichiarato, prima di assicurare che “sarò il primo ministro di tutti i cittadini”. Poco dopo – tramite un video diffuso sui social – il leader del PN, Alex Borg, ha riconosciuto la sconfitta, affermando che “il popolo si è espresso e dobbiamo rispettare la loro volontà“. “So che molte persone saranno deluse – ha aggiunto – ma nessuno dovrà pentirsi di aver votato per il cambiamento”.I principali esponenti delle istituzioni dell’Unione europea si sono congratulati con Abela. La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen ha ricordato su X che “Malta gioca un ruolo centrale nel Mediterraneo ed è una regione sempre più strategica per il futuro dell’Europa“, mentre il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, si è augurato “di continuare la nostra eccellente cooperazione lavorando insieme per un’Europa più prospera, sicura e unita“. Per ultimo anche il commento ufficiale da parte della presidente maltese del Parlamento europeo ed esponente di spicco dell’opposizione nazionalista, Roberta Metsola. “Congratulazioni a Robert Abela che è stato riconfermato primo ministro di Malta questa mattina al Palazzo Presidenziale di La Valletta”, ha scritto su X.Al netto delle dichiarazioni di circostanza – secondo la lettura fornita dai principali quotidiani dell’isola – il risultato è tanto una vittoria dei laburisti quanto un successo dei nazionalisti. Se i primi hanno dimostrato una tenuta del consenso non scontata dopo 13 anni consecutivi al potere, i secondi hanno ottenuto il loro miglior risultato elettorale dal 2013 e – soprattutto – hanno dimezzato lo scarto che li separa dai laburisti: nel 2022 i voti di differenza erano stati quasi 40mila, mentre adesso si sono ridotti a poco meno di 22mila.‘È l’economia, bellezza’: la crescita economica alla base della vittoria di AbelaConvocate in anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura prevista per il febbraio del prossimo anno, queste elezioni erano state descritte da Abela – in carica dal 2020 dopo le dimissioni del compagno di partito Joseph Muscat – come un test sulla tenuta del suo consenso personale e di quello del suo partito, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni in Medio Oriente. “Alla luce delle sfide globali che ci attendono, il nostro Paese ha bisogno di un mandato rinnovato per proseguire nel solco della stabilità”, aveva scritto su X il primo ministro.Del resto, Malta è – insieme a Cipro e alla Grecia – uno dei Paesi geograficamente più esposti ai conflitti in Iran, Libano e Palestina. Soprattutto, la sua economia dipende in larga parte dagli introiti registrati durante la stagione del turismo estivo e – alla luce del rincaro dei carburanti per aerei innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – La Valletta teme una contrazione del settore nei prossimi mesi.A dispetto di queste sfide – e in linea con quanto avevano previsto i principali sondaggi – la scommessa di Abela si è rivelata un successo e il capo del governo uscente potrà giurare sulla Costituzione maltese già nella giornata di oggi (1 giugno).I principali analisti politici dell’isola sono concordi nell’affermare che la principale ragione della vittoria laburista è l’eccellente stato di salute dell’economia maltese. Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica dell’isola, il PIL è cresciuto del 3,9 per cento nel primo semestre del 2026, a fronte di una media dell’Eurozona del +0,8 per cento. Inoltre, le recenti previsioni economiche di primavera pubblicate dalla Commissione europea confermano che Malta resterà il Paese che cresce più velocemente in tutta l’UE almeno fino al 2027: +3,7 per cento per quest’anno (contra una media europea del +1,1) e +3,6 per il 2027 (a fronte di una media UE del +1,4 per cento). Infine, sono positivi anche gli altri parametri economici fondamentali, con un tasso di disoccupazione intorno al 3 per cento, un’inflazione contenuta al 2,7 per cento e un deficit che dovrebbe ridursi al 2,1 per cento entro il prossimo anno.Come ha sintetizzato l’editorialista del Times of Malta, Christopher Scicluna, “la qualità della vita continua ad essere buona, e questo conta“.O quantomeno, sembra aver contato molto di più delle principali questioni su cui i nazionalisti hanno maggiormente insistito durante la campagna elettorale. Su tutte, la corruzione che permea i principali gangli del potere maltese, come certificato anche da un recente rapporto pubblicato dal Consiglio d’Europa nel 2025. Il velo su questo sistema è stato squarciato ormai una decina di anni fa dalla giornalista Daphne Caruana Galizia. La reporter documentò il coinvolgimento di diversi esponenti di spicco del PL – come l’allora ministro dell’Energia Konrad Mizzi e il capo di gabinetto dell’ex premier Muscat, Keith Schembri – nella vicenda dei Panama Papers. Proprio per il suo lavoro di inchiesta, Galizia fu assassinata nell’ottobre del 2017 e – pur escludendo qualsiasi ruolo attivo del governo nell’omicidio – una commissione ad hoc ha ritenuto lo Stato responsabile per aver creato un “clima di impunità” che ha impedito di proteggere adeguatamente la giornalista.