Un drone ha colpito la sala turbine dell’Unità 6 della centrale nucleare di Zaporizhzhia il 30 maggio, provocando danni strutturali esterni. Mosca accusa Kyiv, che respinge le accuse, mentre l’Aiea chiede l’accesso all’interno e ribadisce l’inaccettabilità degli attacchi a siti nucleari
Nelle scorse ore la tensione è tornata a salire rispetto alla tenuta della centrale nucleare di Zaporizhzhia, il più grande impianto atomico d’Europa occupato dalle forze russe sin dai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, dopo che il 30 maggio un drone ha colpito il sito, provocando un foro nella parete di uno degli edifici turbine adiacenti all’Unità 6 dell’impianto.
Mosca ha attribuito la responsabilità dell’attacco alle forze ucraine. La società nucleare statale russa Rosatom ha affermato che un drone kamikaze ucraino avrebbe colpito la sala turbine dell’Unità 6, provocando una detonazione e danneggiando la struttura esterna dell’edificio. Il direttore generale di Rosatom Alexei Likhachev ha definito l’azione “deliberata”, pur precisando che non sarebbero stati colpiti sistemi essenziali per il funzionamento dell’impianto. Kyiv ha respinto con decisione le accuse, definendole “l’ennesima operazione propagandistica” russa. In una nota ufficiale, le forze armate ucraine hanno dichiarato di non aver condotto alcuna operazione contro la centrale, sottolineando che il personale militare ucraino agisce nel rispetto del diritto internazionale umanitario ed è pienamente consapevole dei rischi associati a qualsiasi azione contro infrastrutture nucleari.










