Milano – Il 22 giugno, dopo la riunione nella sede dell’Eurojust all’Aia con magistrati e investigatori dei Paesi coinvolti, potrebbe prendere una direzione più concreta l’inchiesta sui cecchini del weekend.
Italiani che trent’anni fa avrebbero pagato per unirsi alle milizie serbo-bosniache e sparare ai civili durante l’assedio di Sarajevo degli anni ’90. Un “gioco“ sadico, che dietro le quinte aveva un’organizzazione legata a criminali di guerra in grado di offrire trasferte nelle zone del conflitto in cambio di denaro (fino agli attuali 100mila euro), su cui il procuratore capo di Milano Marcello Viola, il pm Alessandro Gobbis e i carabinieri del Ros stanno cercando di fare luce, anche attraverso il raccordo con altri uffici giudiziari italiani ed europei.
Dalla riunione all’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, stando a quanto conferma la procura, si uscirà con un coordinamento sulle linee da seguire nella maxi indagine. Un passo avanti, dopo che le procure si sono confrontate sugli elementi raccolti dalle audizioni delle persone sentite come testimoni e di quelle ascoltate come indagate. L’indagine della procura, coordinata dal pm Gobbis, al momento conta quattro indagati con l’accusa di omicidio volontario. È scaturita dagli esposti dello scrittore Ezio Gavazzeni, con gli avvocati Guido Salvini e Nicola Brigida, sugli italiani che avrebbero partecipato alla sadica caccia all’uomo. Tutti gli indagati, ad oggi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma nelle memorie depositate hanno respinto le accuse.






