"La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto andato benissimo. Ma qualche individuo, e non si tratta di tifosi del PSG, ma è gente che neppure guarda le partite, è uscita per creare incidenti e disordini": le parole di Laurent Nunez, ministro dell'Interno che ha annunciato il gravissimo bilancio degli incidenti della notte di festa Champions, non sono una novità per i supporter parigini.

Da decenni, da quando la società passò nelle mani di Canal Plus prima di essere rilevata dal Qatar, le frange più estreme del tifo, il "KOB" (KOP of Boulogne), i "diffidati" - colpevoli di gravi incidenti e violenze con divieto di entrare allo stadio - e la rivalità senza tempo con i marsigliesi (da anni trasferte reciproche vietate per entrambi i club) sono all'ordine del giorno delle cronache.

Ancora una volta, nel mirino degli osservatori finisce la saldatura tra i militanti dei black bloc e i facinorosi appartenenti alle frange del tifo violento: un fenomeno tattico ben documentato negli anni durante le manifestazioni a Parigi.

Il legame si salda soprattutto nel mutuo soccorso durante le cariche, nello scambio di equipaggiamento (caschi, maschere antigas) e nella creazione di barricate improvvisate con materiali presi da cantieri vicini. Un sodalizio trasversale che cavalca lo scontento sociale per trasformare le manifestazioni pacifiche in guerriglia urbana, come raccontano le relazioni annuali della polizia e gli esperti che studiano la sociologia delle proteste.