Trecentosessantotto euro per una settimana di prima fila ad Alassio. Duecentotrentotto di media nazionale per ombrellone e due lettini. Sedici per cento di aumento in dodici mesi a Taormina e Giardini Naxos. Bastano questi tre numeri, rilevati da Altroconsumo su 222 stabilimenti balneari in dieci località italiane, per capire cosa sta diventando il mare italiano: un prodotto sempre più selettivo, sempre meno scontato.
L'indagine, pubblicata il 28 maggio scorso, ha fotografato la settimana dal 2 all'8 agosto come campione di alta stagione. Il risultato è un aumento medio del 6% rispetto al 2025, che diventa un balzo del 24% se si allunga lo sguardo agli ultimi cinque anni: da 182 a 225 euro la tariffa media per le prime quattro file. Numeri che, a prima vista, possono sembrare dettagli da villeggiatura. Non lo sono.
Il 6% degli stabilimenti balneari supera di due punti l'inflazione generale di maggio, stimata da Istat al 3,2%, e quasi raddoppia la crescita dei servizi ricreativi, ferma al 3%. Il settore spiagge non segue il mercato: lo precede. E non da solo. I dati Istat mostrano che nello stesso periodo salgono anche gli alloggi (+3,8%) e il trasporto marittimo di passeggeri (+5,8%). Le elaborazioni di Assoutenti aggiungono villaggi e campeggi a +5,4%, traghetti a quasi il 6%, pacchetti vacanza tutto compreso a +3,7%. La vacanza balneare, insomma, non è fatta di un'unica voce di spesa, ed è su tutta la filiera che i conti si addensano.











