Per anni la narrazione su Luis Enrique è stata condizionata (e ancora un po' lo è) dall'immane tragedia che l'ha colpito, la peggiore che possa capitare a un essere umano, la perdita della figlia Xana colpita da un tumore alle ossa. Ma lui, con grande dignità, non ne ha mai fatto una giustificazione e nemmeno un santino da esibire nei momenti bui. "Io la sento sempre vicino a me", taglia corto quando qualcuno prova a riaprire la ferita. Quella non si cicatrizzerà mai, ma l'allenatore Luis Enrique riesce a scindersi dall'uomo Luis Enrique, a entrare nella testa dei suoi giocatori, a plasmare un gioco collaudatissimo che metterebbe in difficoltà qualunque avversario, non con le iniziative individuali ma con la consequenzialità dei movimenti, con la logica degli spostamenti sul campo, con la consapevolezza di poter lottare ai massimi livelli.