SACILE - Quanto si potrà mai pretendere di mangiare in un ristorante con un euro? Mentre i sacilesi si interrogano sulla banda di ragazzini che scorrazza per il Comune cercando di appiccare incendi (andandoci sempre più vicino), il problema dell’atteggiamento non sempre consono di alcuni gruppetti di giovani bussa con maggior frequenza anche alle porte degli esercenti della città. Ecco tre episodi che mettono in mostra facce molto diverse della stessa medaglia.
IL FATTO Alessio Piccoli gestisce con l’amico e socio Alessandro la nota Osteria 77 di Viale Lacchin. Un ristorantino piuttosto carino, con una bella atmosfera, forte sui motori di ricerca di oltre 300 recensioni molto positive e una storia alle spalle dalle radici lontane e solide. Trovarsi all’inizio del viale che porta alla stazione ferroviaria talvolta ha costretto i suoi gestori a fare i conti con episodi che di volta in volta hanno affrontato e risolto. Uno su tutti, gli individui che qualche anno fa apprezzavano molto i suoi tavoli esterni, anche riparati dalla tettoia, in piena notte. Problema risolto con le telecamere. Il fenomeno ormai noto a tutti come “I maranza” lo porta a doversi destreggiare con situazioni nuove.«Di solito succede verso il fine settimana, la sera molto tardi». Racconta Alessio che un paio di sabati fa si è trovato di fronte, dall’altra parte del bancone due ragazzi: «Grandicelli, tra i 16 e i 17 anni, entrano e mostrandomi una moneta da un euro mi chiedono ‘Cosa ci dai da mangiare?’. Io li guardo e mi rendo conto che non sono cattivi soggetti, magari non educatissimi, ma non ragazzi pericolosi, anche se erano le 23.30 e insomma a quell’ora magari avrebbero dovuto essere a casa e non pretendere un servizio di cucina». Piccoli offre loro un’alternativa: «Dico loro che se escono, rientrano e con gentilezza mi chiedono da mangiare, l’euro non è un problema, qualcosa trovo».Loro soppesano l’offerta, la valutano bene e fanno un cenno affermativo. «Rientrano, mi salutano con educazione e chiedono “per cortesia” se posso dar loro qualcosa da mangiare. Io sorrido. Se ne sono andati con dei tramezzini e qualcosa da bere e non hanno nemmeno dovuto sborsare l’euro - certo non può essere un’abitudine ma - credo che valga la pena cercare di far capire loro che se rispettano le regole avranno vita più facile, andrà meglio per tutti, anche per loro». L’episodio fa sorridere ma Piccoli ha probabilmente centrato il bersaglio. «Non è l’unico caso, anzi. L’altro giorno mi sono capitati due ragazzi stranieri che si erano seduti a consumare in terrazza. Ad un certo punto uno è entrato per chiedermi uno straccio perché avevano rovesciato un po’ della bibita e voleva pulire». Insomma, ogni caso è una storia a sé, chiunque sia il protagonista. SECONDO EPISODIO Altro giro, altro gestore di un locale cittadino che però preferisce non esporsi in prima persona. Anche lui ha collocato qualche tavolino all’esterno del locale. «Erano passate le dieci di sera, arrivano dei ragazzi che appoggiano le loro biciclette contro tavoli e sedie e poi se ne vanno tranquilli al distributore di tabacchi a prendersi le sigarette. Io li richiamo facendo presente che non possono lasciare le bici lì - per tutta risposta - prima mi apostrofano con un “Ma che c... vuoi” e poi aggiungono “Hey bro, è così che mi accogli?”». L’esercente risponde: «Non ti accolgo affatto perché a me non piacciono le persone maleducate - e poi sposta una delle biciclette - Azzurra, da donna, poi chiedo che tolgano anche le altre. Non faccio in tempo a spostarle io perché mi chiamano dentro il locale. Quando esco le bici non ci sono più, ma in compenso i ragazzini mi hanno sputato sui tavoli». Un regalino come saluto. Questi descritti sembrerebbero avere tra i 15 e i 17 anni, ma dalla fisionomia nulla hanno a che spartire, a cominciare dai modi, con quelli incrociati da Piccoli. Anche loro però in giro per la città tranquillamente a sera inoltrata.







