Dieci anni per una verità. Dieci anni trascorsi tra dolore, archiviazioni, consulenze tecniche, dubbi mai sopiti. Cristiano Gargiulo aveva 17 anni. Era in sella al suo scooter quando, all’altezza di una curva in via Nastro Verde a Priora, frazione di Sorrento, si scontrò con un autocarro guidato da A.M.. L’impatto fu devastante. Il ragazzo venne sbalzato per metri sull’asfalto e morì poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate. Per anni, però, quella morte è rimasta inchiodata ad una ricostruzione che attribuiva la responsabilità esclusivamente al giovane. Secondo i rilievi iniziali dei carabinieri intervenuti sul posto, Cristiano avrebbe invaso la corsia opposta affrontando la curva, andando a schiantarsi contro il lato sinistro dell’autocarro che, sempre secondo quella prima versione, procedeva regolarmente nella propria corsia. Una dinamica che la famiglia Gargiulo non ha mai accettato.

Le indagini I genitori Francesco e Maria Grazia, insieme alla sorella Miryam, hanno continuato a chiedere che si scavasse più a fondo. Hanno denunciato lacune investigative, l’assenza di una ricostruzione cinematica dell’incidente e soprattutto una serie di elementi che, a loro giudizio, non combaciavano con quanto accaduto realmente. Le indagini penali furono archiviate una prima volta e poi nuovamente nel 2021, anche dopo la richiesta di riapertura avanzata dalla famiglia. Secondo il rigetto mancavano «prove nuove». Sorrento. Morto in sella alla moto, i compagni di classe lo ricordano con uno striscioneEppure proprio una consulenza tecnica di parte aveva già evidenziato possibili incongruenze nella posizione del mezzo pesante e nel punto d’urto. Ma la famiglia non si è fermata. A distanza di dieci anni, il Tribunale civile di Torre Annunziata, con la sentenza pronunciata dalla giudice Cristina Longo, ha riscritto almeno in parte quella verità. Determinante è stata la consulenza tecnica che ha stabilito il punto d’impatto più probabile, in prossimità della linea di mezzeria. L’autocarro non procedeva «strettamente sulla destra» come previsto dal Codice della Strada. Anzi, secondo la ricostruzione tecnica, se il conducente del mezzo pesante avesse mantenuto correttamente la propria traiettoria, lo scontro sarebbe stato evitato. Il tribunale ha riconosciuto quindi un concorso di colpa del 50 per cento tra il conducente dell’autocarro e Cristiano Gargiulo, rigettando di fatto la tesi della responsabilità esclusiva del ragazzo sostenuta nei primi rilievi. Una decisione che per la famiglia vale come riconoscimento morale dopo anni vissuti nel dolore e nella sensazione di essere rimasti soli. A ferire ancora oggi, infatti, è anche ciò che sarebbe accaduto subito dopo l’incidente. «Tanti hanno visto quello che successe nelle immediatezze, nessuno però ha avuto il coraggio di dire che l’autocarro era stato spostato», raccontano i familiari con amarezza. Un peso enorme, rimasto dentro per anni. La vicenda di Cristiano Gargiulo riporta inevitabilmente al centro anche il tema della sicurezza stradale in Penisola Sorrentina. Le arterie che collegano Sorrento, Sant’Agata sui Due Golfi, Massa Lubrense e la Costiera sono spesso teatro di incidenti, alcuni purtroppo mortali. Oggi quella famiglia non riavrà Cristiano. Ma dopo un decennio di battaglie giudiziarie, una verità diversa da quella inizialmente scritta nero su bianco è finalmente entrata in un’aula di tribunale. Ed è forse proprio lì, in quel riconoscimento atteso per anni, che Francesco, Maria Grazia e Miryam hanno ritrovato almeno una parte di quella pace che cercavano dal 2016.