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Venerdì è morto a 104 anni il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum, tra i più influenti intellettuali europei del Novecento e dei primi decenni di questo secolo. Le sue opere sono note e tradotte anche in Italia.

Uno dei suoi contributi principali fu l’elaborazione della teoria del “pensiero complesso”, che punta a superare il modo di pensare riduzionista, di origine cartesiana, e a proporre una visione della conoscenza capace di cogliere le interconnessioni tra fenomeni sociali, culturali e scientifici. Negli anni scrisse numerosissime opere: quella più ambiziosa della sua produzione intellettuale è Il metodo, un’opera composta di sei volumi, ognuno dei quali dedicato a concetti filosofici fondamentali come la conoscenza, l’identità, le idee. Fu anche una presenza costante sui media.

Morin era nato a Parigi l’8 luglio 1921. Nel 1950 ottenne il suo primo incarico come ricercatore in Sociologia presso il Centro nazionale della ricerca scientifica (CNRS), la più importante istituzione pubblica di ricerca della Francia. Da giovane fu molto attivo politicamente: partecipò alla Resistenza francese contro l’occupazione nazista, dove cambiò il suo cognome da Nahoum a Morin.