Un risultato che porta alla luce temi di varia natura, ma anche altre riflessioni sul settore. È stata selezionata ieri a Padova la cinquina finalista della 64. edizione del premio Campiello. Erano in tutto 62 i testi di partenza arrivati alla Giuria e alla fine al Bo' l'hanno spuntata al primo turno Marcello Fois con "L'immensa distrazione" (Giulio Einaudi Editore) con 6 voti, Ermanno Cavazzoni con "Storia di un'amicizia" (Quodlibet) con 6 voti, Elena Varvello con "La vita sempre" (Ugo Guanda Editore) con 6 voti, Valeria Parrella con "La ragazzina" (Feltrinelli) con 6 voti e al quinto turno, al ballottaggio, Alcide Pierantozzi con "Lo sbilico" (Giulio Einaudi Editore) con 6 voti. Va detto che fin dalla prima votazione i primi quattro testi avevano già ottenuto il parere favorevole della Giuria, poi è arrivato l'ultimo libro che ha così completato la cinquina.
Adesso l'appuntamento è fissato per sabato 3 ottobre, al Palazzo del cinema del Lido di Venezia, con la proclamazione del vincitore votato dai trecento lettori anonimi che vengono selezionati su tutto il territorio nazionale e che cambiano ogni anno. La giuria dei letterati, presieduta dall'ex presidente della Biennale Roberto Cicutto, era composta Alessandro Beretta, critico letterario e promotore culturale; Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all'Università per stranieri di Siena; Daria Galateria, scrittrice, accademica e traduttrice; Rita Librandi, docente emerita di Linguistica italiana e vicepresidente dell'Accademia della Crusca; Liliana Rampello, critica letteraria e saggista; Stefano Salis, caporedattore de Il Sole 24 Ore; Lorenzo Tomasin, docente di Filologia Romanza all'Università di Losanna; Roberto Vecchioni, cantautore, scrittore e docente universitario; Matteo Caccia, autore e conduttore radiofonico; Stefano Mancuso, scienziato e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale ed Alessandra Tedesco, giornalista e conduttrice di Radio 24-Il Sole 24 Ore. I TEMI È stato proprio Cicutto a mettere subito in evidenza alcuni argomenti del settore proponendo anche di allargare il raggio d'azione. «Sul lavoro di questi mesi voglio essere onesto - ha esordito - ci siamo trovati davanti a una quantità enorme di testi, e questo pone una domanda che va oltre il premio stesso. Esiste oggi, infatti, una discrepanza evidente tra la capacità di assorbire opere d'ingegno e la quantità che se ne produce: è una questione di sostenibilità sia del mercato che culturale, prima ancora che editoriale. Il Premio Campiello non può esaurirsi nei momenti come la selezione della cinquina o la proclamazione del vincitore: deve diventare un'attività di 365 giorni l'anno, nelle scuole e nelle istituzioni, per attrarre nuovi lettori e coinvolgere autori ed editori in una riflessione più ampia».Insomma, se da una parte c'è un sistema editoriale vivace, dall'altra sono necessari alcuni aggiustamenti come ha poi evidenziato Rita Librandi. «Sì, come diceva il nostro presidente, c'è un numero di pubblicazioni veramente crescente di piccoli e grandi editori, cui fa riscontro purtroppo un numero che rimane costantemente esiguo di lettori. Forse il numero delle pubblicazioni dovrebbe essere ridimensionato. C'è una forte ripetitività delle tematiche e, sul piano della lingua, un diffusissimo stile medio. Sul piano delle tematiche, ancora una volta vicende legate alla propria vita oppure, quando non ci si vuole concentrare su se stessi, su componenti della propria famiglia - la nonna, il padre, le sorelle, i fratelli - con vicende che sono ora speculari, ora opposte alle proprie. Naturalmente ci si concentra prevalentemente su rapporti controversi, distorti, traumatizzanti. Tra gli elementi positivi, invece, spicca il ritorno al romanzo storico, alla narrativa storica. E va segnalata - ha spiegato - anche la crescita di narrativa, di scritture legate a identità plurali, soprattutto migranti, legate appunto alla leggenda della migrazione; sono scritture che non sono più percepite come è stato finora come fenomeno laterale». IL PRESENTE «Questi cinque autori - ha poi aggiunto Raffaele Boscaini, presidente della Fondazione Campiello-Confindustria - rappresentano la migliore dimostrazione di ciò che il Campiello ha sempre cercato: una narrativa che interpreta il tempo che viviamo e lo trasforma in qualcosa di duraturo. È questa la funzione del Premio che gli industriali veneti hanno voluto nel 1962, e che ogni anno torna a compiersi con la stessa concretezza e la stessa ambizione di allora. La letteratura italiana è viva». OPERA PRIMA Nell'occasione è stato annunciato anche il vincitore del premio Campiello Opera prima che viene assegnato, dal 2004, a chi affronta il difficile momento del debutto letterario. In questo caso il riconoscimento è andato a Nadeesha Uyangoda con "Acqua Sporca" (Giulio Einaudi Editore). La scelta, spiega la giuria, nasce dal fatto che il libro «dà voce, con intensità narrativa e limpidezza stilistica, alle fratture e alle appartenenze multiple del mondo contemporaneo, trasformando una vicenda familiare e migratoria in una narrazione polifonica sull'identità, la memoria e l'eredità affettiva. Attraverso una scrittura insieme nitida e simbolica - conclude la giuria - il romanzo intreccia esperienze individuali e storia collettiva, restituendo il senso dello spaesamento, del ritorno e della ricerca di sé tra lingue, culture e generazioni diverse».










