Nei prossimi giorni la Commissione europea dovrebbe aprire una procedura d’infrazione contro la Bulgaria perché nel 2025 il rapporto tra deficit e PIL del paese ha superato il 3 per cento, il limite previsto dalle regole europee. Secondo le stime della Commissione il disavanzo sarà del 4,1 per cento nel 2026 e potrebbe crescere ancora nell’anno successivo. Il primo ministro bulgaro Rumen Radev, che è stato eletto il mese scorso e che prima era stato presidente della Bulgaria, ha detto che la procedura sarà aperta mercoledì e ha incolpato i governi che l’hanno preceduto.

Radev è un politico populista, con posizioni euroscettiche, e si era candidato approfittando della protratta instabilità politica del paese: le elezioni che ha vinto a maggio erano le ottave in cinque anni. È probabile che la procedura d’infrazione europea crei motivi di scontro con le istituzioni europee e venga vista negativamente anche in Bulgaria, dove a gennaio era stato introdotto l’euro dopo un percorso lungo e sofferto: da presidente Radev aveva proposto di fare un referendum sull’euro, che non si è mai tenuto, strumentalizzando i timori di una parte della popolazione.

È plausibile che replichi questa tattica con la procedura d’infrazione. Per esempio, ha già accusato – senza dare prove – i governi prima del suo di avere mentito sui parametri economici pur di adottare l’euro. Quando viene avviata una procedura di infrazione, il paese membro deve iniziare un percorso di rientro definito insieme alle autorità europee: ne ha una anche l’Italia, sempre per deficit eccessivo.