La conferma arriva dal portavoce della Commissione: l’Italia non è tra i paesi che hanno accettato il prestito Safe. I soldi, erogati da Bruxelles, sono quelli che servono al riarmo e all’industria della difesa, principalmente nazionale, e in prospettiva sempre più a dimensione europea. Il prestito comincerà a essere erogato a cinque paesi: Belgio, Croazia, Romania, Lituania e Polonia. Quest’ultima, dove le spese belliche sono già proiettate verso il 5% del Pil concordato in sede Nato lo scorso anno, riceverà la prima tranche da 6,6 miliardi di euro, ovvero il 15% dei 43,7 miliardi complessivi. Varsavia è in effetti il maggior destinatario dei fondi, seguita dalla Romania a cui sono assegnati 16,7 miliardi.

Il dossier riarmo rappresenta un tassello della partita europea di Meloni. Secondo le stime di Bruxelles, a Roma è riservata una quota di 14,9 miliardi sui 150 totali del programma Safe: una delle più alte in assoluto, appena sotto ai 15 miliardi destinati alla Francia. Eppure il governo ha scelto, almeno per ora, di restare fuori dalla prima tornata di accordi. La ragione ufficiale è di tipo finanziario. Il programma Safe non prevede sovvenzioni a fondo perduto ma prestiti. Il denaro del fondo viene raccolto dall’esecutivo Ue sui mercati attraverso obbligazioni e poi girato alle singole capitali. Ma anche se le somme dovranno essere restituite a Bruxelles nel lunghissimo periodo, il nuovo debito pesa comunque sulle casse nazionali. E Roma resta sotto procedura d’infrazione europea, a causa dello sforamento del rapporto deficit/pil stimato al 3,1%.