Oggi, domani e domenica 7 giugno Fuori orario (Rai 3) trasmette una selezione di film di Luca Ferri: Vita terrena di Amleto Marco Belelli (2022), Pierino (2018), Colombi (2016) e Ab ovo (2017) la prima notte; Il damo (2025), Mille cipressi (2021) e Curzio e Marzio (2015) la seconda; Abacuc (2014), Magog (2011) e Si (2020) la terza. Nelle prime due notti, la programmazione presenta inoltre interventi dell’autore, tra i registi italiani che negli ultimi anni si sono distinti per integrità intellettuale e inventiva nella ricerca sulla forma cinematografica.

Nel corso del tempo, questa ricerca ha preso molte strade e si è incarnata in opere anche diverse tra loro, tanto che può essere difficile incasellare Ferri come autore orientato verso questa o quella «direzione». Per esempio, Colombi può far pensare di avere a che fare con un regista dall’indole avanguardistica; film come Vita terrena di Amleto Marco Belelli possono invece dare l’impressione di un autore più interessato ai personaggi. Considerazioni con contrasti di tipo analogo non mancano nel cinema del bergamasco.

Per comodità di sintesi, potremmo forse definire Ferri un «eclettico». È una definizione che vale però solo come punto di partenza per un possibile discorso, e che, per questo, sarebbe meglio sviluppare sulla base di quanto accennato all’inizio. In Ferri, l’aspetto di regista integro intellettualmente si rispecchierebbe nel modo in cui, nel suo fare cinema, è un uomo che non si fa remore a far trasparire la sua visione negativa dell’essere umano. Lo fa senza patetismi di sorta e – anche – senza promettere facili consolazioni. Il lato inventivo del suo modo di vedere sostiene questa «spietatezza» di fondo. Lo si percepisce bene in molti lavori, compreso l’ultimo, Il damo.