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Giusi Fasano

Inchiesta per violenza e minacce. C’è un nuovo video, esposto contro i docenti. Fatti avvenuti vicino all’istituto ai danni di personale scolastico: indagine aperta d’ufficio

Tanto per cominciare va detto che contro i tre studenti poi sospesi da scuola per 30 giorni (di 17, 16 e 15 anni, tutti italiani di seconda generazione) adesso c’è anche un’inchiesta aperta (a vario titolo) per violenza e minacce aggravate «contro il personale scolastico nell’esercizio delle proprie funzioni». In più c’è la famiglia dello studente più grande che ha presentato un esposto «contro chi verrà ritenuto responsabile di eventuali condotte illecite» per quello che è successo.

E quelle «eventuali condotte illecite» non sono certo riferite agli studenti. Quindi sott’accusa, in questo caso, finiscono i due prof e, ipoteticamente, chi nella scuola poteva fare di più e meglio per evitare quel che è accaduto. Anche perché lo studente più grande dei tre «ha gravi problemi di salute e problematiche specifiche di neuropsichiatria che sono state segnalate alla scuola», dice l’avvocata che lo difende, Claudia Pezzoni.È stata proprio lei ieri («nell’interesse della verità e della giustizia per il mio assistito») a diffondere un nuovo video sulla vicenda. In quello che a inizio settimana aveva fatto il giro del web si vedevano i ragazzi che inseguivano uno dei prof provando (inutilmente) a colpirlo. E si vedeva uno studente che invece, lui sì, colpiva sulla schiena l’altro prof con qualcosa che sembrava una cintura, mentre il docente bloccava a terra uno dei ragazzi.Nel nuovo video, si vedono i minuti precedenti a quella rissa nel parco e «quel che si vede potrebbe dare una nuova luce al racconto oggettivo dei fatti», dice l’avvocata Pezzoni. In particolare si vede il prof non colpito che invita i ragazzi a seguirlo nel parco vicino alla scuola e il gruppetto lo segue in fila indiana, pacificamente. «Perché dire: ne parliamo fuori?», obietta l’avvocata. «Il suo ruolo è dentro la scuola, non fuori».Il risultato di tutto questo è che — a parte le conseguenze a livello scolastico (rischiano la bocciatura) — sono aperti due procedimenti penali: uno contro i ragazzi al tribunale dei minorenni di Bologna e un altro alla Procura di Parma che deciderà se dare un nome e un reato all’esposto della famiglia del ragazzo.Ininfluente, quindi, la discussione dei giorni scorsi sul fatto che i prof non abbiano presentato denuncia. Perché, spiega l’avvocata, «secondo la legge Cartabia e il decreto sicurezza in questi casi, per fatti che si verificano nei pressi della scuola ai danni del personale scolastico, si procede d’ufficio».A uno dei professori che aveva spiegato al Corriere di non aver denunciato «perché è più educativo così» ieri aveva risposto il ministro dell’Istruzione Valditara: «In qualche modo banalizza quanto avvenuto dicendo che non si è trattato di una aggressione» e «sta di fatto dicendo ai ragazzi che non c’è differenza tra rispettare le regole e ignorarle».Intanto la famiglia del ragazzo diciassettenne fa sapere per bocca dell’avvocata che lui continua a ripetere «non è giusto». Che ha quasi smesso di parlare e che si sente vittima di razzismo. I genitori chiedono alla loro legale di cercare giustizia e verità e che sia chiaro: «Non giustifichiamo niente, non ci nascondiamo dietro un dito. Vogliamo che nostro figlio paghi per quello che ha fatto. Ma se dobbiamo parlare di verità allora vogliamo che emerga tutta, la verità. Fino in fondo».