Da una parte la premier Giorgia Meloni che, in occasione dell’incontro il 25 maggio a Palazzo Chigi con il co-ceo di Netflix Ted Sarandos, ha sottolineato «l’importanza strategica degli investimenti nel settore audiovisivo e creativo», dall’altra le polemiche che non si placano per il taglio deciso da questo governo ai fondi destinati al cinema.

Come si conciliano le due esigenze?

I produttori plaudano al fatto che la presidente del Consiglio abbia acceso un faro sull’importanza dell’industria audiovisiva, ma nello stesso tempo si aspettano che le parole siano seguite dai fatti, partendo proprio dalle piattaforme di streaming.

«Per incrementare gli investimenti di questi grandi player in Italia sarebbe auspicabile la certezza di un quadro normativo e temporale.

I grandi streamer internazionali pianificano i budget su base pluriennale: l"assenza di scadenze certe e i continui cambi in corsa delle regole (come i criteri di accesso al Tax Credit) paralizzano i comitati semestrali dei passaggi di produzione (i cosiddetti greenlight) » dice Federica Lucisano, presidente dell’Unione produttori di Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche Audiovisive e digitali).