Franco Brogi Taviani, più di cinquanta titoli all’attivo tra documentari, film per il cinema e per la televisione, è arrivaTO questa sera alle 18 al cinema Ariston di Oristano, per la prima del suo docufilm “Sale nel sangue”. Girato lo scorso settembre nell’ambito del progetto di Paesaggio Gramsci, curato da Umberto Cocco e finanziato dalla Regione Sardegna, è il frutto di dieci giorni di riprese tra Oristano, Cabras, Marceddì, Terralba e le lagune circostanti. Lo abbiamo incontrato alla vigilia della proiezione.
Non è la prima volta che si confronta con la Sardegna, ma come è finito sulle sponde delle lagune oristanesi? «Come in tutte le vicende della vita: per caso e per destino. Umberto Cocco aveva visto “Adiosu, Diga addio”, il documentario che avevo girato sul vecchio sbarramento del lago Omodeo a Santa Chiara, e lo aveva apprezzato. Avevamo poi avuto modo di conoscerci durante un festival. Da quell’incontro è nata l’idea di portare la storia che stava progettando nel mio linguaggio. Ho creduto in Umberto sin dal primo momento, perché aveva un progetto di valore, nel quale era evidente il desiderio autentico di raccontare qualcosa che gli stava molto a cuore. E quando c’è quella scintilla, è difficile dire di no».







