Un paziente che esce da un centro di cura nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, dopo aver superato due test negativi per il virus, accende una speranza nella lotta alla nuova epidemia di Ebola. In mezzo a numeri che parlano di casi sospetti, morti, tracciamenti difficili e contagio oltrefrontiera, la notizia della prima guarigione confermata da Ebola Bundibugyo ha un peso che va oltre il singolo caso. È un passaggio clinico, certo. Ma è anche un messaggio sanitario e politico: questa epidemia non è invincibile, purché si arrivi abbastanza presto, con diagnosi corrette, strutture funzionanti e fiducia delle comunità.
Secondo quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità, il paziente è stato dimesso il 27 maggio scorsoin RDC ed è il primo caso confermato dell’attuale focolaio a lasciare il centro di cura dopo la negativizzazione. La dimissione è arrivata dopo due test diagnostici negativi, il criterio richiesto per considerare conclusa la fase di isolamento clinico. In un contesto in cui il ceppo responsabile è il raro virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini autorizzati né terapie specifiche approvate, questo episodio dimostra quanto la diagnosi tempestiva e il supporto clinico intensivo restino decisivi per la sopravvivenza.










