Un drone Geran-2 russo ha colpito un edificio civile a Galați dopo aver violato lo spazio aereo rumeno, ferendo due persone e provocando la reazione immediata di Nato, Ue e governi occidentali. Bucarest parla della più grave violazione del territorio nazionale dall’inizio della guerra in Ucraina
La tensione tra Nato e Russia ha avuto un’impennata nelle ultime ore, dopo che un drone Geran-2 di Mosca ha violato lo spazio aereo rumeno, andandosi a schiantare contro un edificio di dieci piani nella città di Galati e ferendo due persone a causa della deflagrazione. Anche se non è la prima volta che si registra una violazione dello spazio aereo (altri 28 sconfinamenti da parte di droni russi sono stati registrati dall’inizio della guerra), fino ad ora non c’era stato nessun danno materiale, e nessun abitante era rimasto coinvolto. Stavolta, invece, la situazione è diversa.
Le reazioni da parte occidentale sono arrivate immediatamente. Il ministro degli Esteri rumeno Oana Toiu ha definito l’incidente una “grave violazione del diritto internazionale”, affermando che l’ambasciatore russo fosse stato convocato con urgenza al ministero degli Esteri e che il suo governo avesse “richiesto l’adozione di misure volte ad accelerare il trasferimento di capacità anti-drone alla Romania”. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che la Russia ha “superato l’ennesima linea rossa”, mentre su X un portavoce della Nato ha scritto “Condanniamo l’irresponsabilità della Russia e la Nato continuerà a rafforzare le proprie difese contro ogni minaccia, compresi i droni”. Il presidente rumeno Nicușor Dan ha convocato d’urgenza una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, definendo l’attacco “l’incidente più grave a colpire il territorio rumeno dall’inizio della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina”. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha dichiarato di aver parlato con Dan, assicurandogli che l’Alleanza “è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato” e che continuerà a rafforzare la propria capacità di deterrenza contro ogni minaccia, inclusi i droni.










