Dell'inchiesta della Procura di Milano che indaga sulla deputata Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati) per un presunto giro di false fatture da 1,5 milioni di euro legato alle sponsorizzazioni del suo programma tv su Rete4 manca un pezzo fondamentale della storia da spiegare bene: il ruolo dell'Enci in Italia rispetto al modo di vivere e concepire il cane nelle famiglie del Belpaese.

La Guardia di Finanza ha svolto perquisizioni in tre sedi dell’Enci, oltre che nelle tre società di produzione che afferiscono all'onorevole. Le indagini andranno avanti e ci diranno come stanno le cose da un punto di vista giudiziario ma c'è un aspetto che va chiarito e che si può sin da ora spiegare a chi di cinofilia poco si intende. Prima di tutto ciò che si deve sapere è che in Italia l'unico organismo riconosciuto in materia di cani è appunto l'Ente Nazionale di Cinofilia Italiana. Nato nel lontano 1882, Enci nel nostro Paese si occupa della gestione, della tutela e della regolamentazione della cinofilia e delle razze canine. È sostanzialmente il “Kennel Club italiano”, pari a quelli che esistono praticamente in gran parte dei paesi del mondo.

Nasce in un'epoca fondamentale per lo sviluppo delle razze canine: dall'inizio dell'800 del secolo scorso, infatti, gli esseri umani hanno iniziato a modificare geneticamente i cani per ottenere animali "atti" all'uso di cui c'era bisogno, dalla "produzione" di animali da caccia a quelli da pastore o da guardiania per fare degli esempi. E non dimenticando la filiera dei cani da compagnia che da tempo, appunto, rispondono principalmente a esigenze pratiche (la taglia piccola) e estetiche a tal punto da far nascere poi soggetti con specifiche patologie come i Bouledogue francesi che soffrono della BOAS (sindrome ostruttiva delle vie aeree brachicefaliche). Ecco, l'Enci si occupa dunque dei cani di razza, e già questa dovrebbe essere la prima precisazione importante per capire che non si tratta di un organismo che tutela i cani in generale, ma che si preoccupa principalmente di dare il suo benestare, attraverso il rilascio del pedigree, agli allevatori che hanno l'affisso dell'ente rispetto all'iscrizione al Libro delle Origini Italiano (LOI), ovvero il registro genealogico ufficiale dei cani di razza, il cui primo cane registrato fu un Bracco Italiano chiamato “Falco”, nato nel 1875.