Il 10 dicembre 2025 l’Unesco ha riconosciuto la cucina italiana Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. La notizia ha riempito i giornali con interviste alle personalità più influenti della ristorazione italiana. È emerso però un paradosso: lavorare nel settore più premiato e più apprezzato al mondo risulta poco attrattivo per i giovani. Il rapporto Fipe 2026 conferma che un’impresa su due fatica a trovare personale. Per le figure più richieste — camerieri, lavapiatti, pizzaioli e cuochi — occorrono mesi di ricerca e, una volta assunte, il problema sono le dimissioni volontarie. Secondo l’Istat il tasso dei posti vacanti nella ristorazione è il più alto d’Italia con il 4,8%, quasi tre volte la media nazionale. Siamo davanti a un cambio culturale o generazionale?
Sedici anni di attività, settantacinque dipendenti — oltre cento in alta stagione — e un gruppo che conta tre ristoranti e una pizzeria. Questi i numeri di Antica Cagliari e del suo titolare Alberto Melis. Cosa pensa del problema del turnover e della crisi occupazionale nella ristorazione?
Credo che l’errore di fondo sia continuare a pensare al mondo del lavoro con la mentalità di cinquanta, ma anche vent’anni fa. Dobbiamo cambiare approccio. E non solo con le nuove generazioni. È cambiato il concetto di lavoro inteso come puro svolgimento di mansioni; oggi c’è una nuova consapevolezza e se si riesce a farla combaciare con le esigenze aziendali, è una crescita per tutti.






