Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è arrivato ieri in Svezia, ha incontrato il premier Ulf Kristersson, e ha siglato un accordo di difesa che comprende l’acquisto di 20 nuovi jet Gripen, “con le armi” che possono colpire a cento chilometri di distanza, per rafforzare le sue difese aeree – i primi arriveranno tra dieci mesi. Zelensky ha ringraziato la Svezia e ha menzionato la lettera che ha scritto a Donald Trump in cui chiede la fornitura di intercettori Patriot – attraverso il Purl, quindi è un acquisto non una donazione – perché per contrastare i missili balistici russi l’unica arma, per ora, è quella americana. Il presidente ucraino sa che l’America in guerra in Iran sta consumando le sue riserve militari, ma ricorda che l’alleanza è diventata biunivoca, l’Ucraina ha smesso di essere soltanto un richiedente, offre in cambio know how, esperti, intercettori dei droni di cui russi e iraniani fanno ampio uso ben oltre gli obiettivi ucraini.Zelensky porta avanti la trasformazione del ruolo del suo paese, diventato alleato attivo e per certi aspetti indispensabile (gli Stati Uniti, che non hanno accolto l’offerta ucraina sui droni arrivata già lo scorso anno, ora stanno investendo in droni, dicono che la produzione arriverà a 100 mila l’anno, l’Ucraina ne produce quattro milioni), mentre continua la sua controffensiva in territorio russo. Il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha dato una nuova definizione agli attacchi contro le infrastrutture russe: è un “lockdown logistico”, ha annunciato, e conferma la volontà ucraina di non fare come i russi, pur avendone la capacità, cioè di non colpire città e obiettivi civili, ma sgretolare la macchina infrastrutturale ed energetica (quindi finanziaria) della guerra di Vladimir Putin. Il lockdown logistico è l’ultimo tassello della trasformazione dell’Ucraina – strategica, militare, diplomatica – che ha tolto il conflitto dallo stallo in cui lo descriviamo da tempo, dando un vantaggio temporaneo agli ucraini, come ha scritto l’Institute for the Study of War. Ieri il Financial Times aveva un articolo intitolato: “Ukraine is turning the tables”, che racconta il balzo ucraino nella produzione di armi (in particolare droni) e la riduzione della dipendenza dagli alleati mentre i blogger russi dicono nei loro canali telegram che gli attacchi ucraini sono sempre più pericolosi. Le forze di Kyiv riescono a eliminare o ferire più soldati russi di quanti Mosca riesca a mobilitarne, mentre riconquistano territorio. E’ un vantaggio temporaneo come sottolinea il sempre cauto Economist – facendo un’analisi interessante della “gestione della speranza”, cioè delle aspettative che hanno molto a che fare con un popolo combattivo ed esausto al tempo stesso che ha in mente solo una cosa: quando finisce questa guerra? – perché i russi hanno una grande capacità adattiva e naturalmente la spietatezza di colpire palazzi, musei, bar, parchi giochi. Per consolidare questo vantaggio servono i Patriot, servono le munizioni (la coalizione creata da Praga per recuperarle ora ha soltanto nove paesi, moltissimi si sono sfilati), serve considerare l’Ucraina come un alleato alla pari: quando vince, vince tutto l’occidente.