La proposta, firmata dalla forzista Patriarca, riapriva i termini per le istanze legate al vecchio condono edilizio berlusconiano. Dopo l’attacco di Pd e M5s, la deputata azzurra fa marcia indietro: «Nessun nuovo condono, ma la questione campana va risolta»
Prima l’emendamento in commissione, poi – ma dopo le polemiche – arriva il dietro front. Sul Piano Casa in maggioranza va in scena un piccolo pasticcio sul condono edilizio. Ad aprire il caso è stato un emendamento presentato dall’azzurra Annarita Patriarca, già spuntato durante l’iter della legge di Bilancio, che puntava a riaprire una finestra sul vecchio condono del 2003, quello varato dal governo Berlusconi.
Il testo sarebbe intervenuto sull’articolo 32 del decreto legge 269 del 2003 e in sostanza avrebbe previsto che la sanatoria potesse applicarsi alle opere abusive ultimate entro il 31 marzo 2003 anche se realizzate in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa. In quei casi, il ‘condono’ sarebbe stato subordinato al parere favorevole delle amministrazioni competenti. L’emendamento, insomma, tirava in ballo la possibilità di riaprire i termini per presentare nuove istanze o rinnovare quelle già respinte.
Le opposizioni: «Riesumano il condono del 2003»










