Gli organizzatori del Giro d'Italia quest'anno non sono stati generosi con i velocisti. Le tappe a loro dedicate non erano molte e, in diversi casi, con arrivi complicati e faticosi da raggiungere. I velocisti c'hanno messo del loro per avere ancor meno occasioni delle poche concesse: tipo a Milano.I velocisti sono però corridori testardi, abituati a doversi arrabattare con chi non ha granché a cuore i loro interessi, ossia praticamente tutti. E così oggi si sono apparecchiati un'opportunità in più. Se la sono apparecchiata di ostinazione a denti stretti e voglia di rivalsa e di ribalta, nonostante nel finale di una tappa da duemila metri di dislivello ci fossero quei 1.150 metri che salivano al 12,7 per cento di pendenza media.Il Gran premio della montagna di Ca' del Poggio, c'è sempre una certa ironia quando un Gran premio della montagna viene posizionato a 242 metri sul livello del mare, era distante 9.300 metri dal traguardo. Il primo a superarlo è stato Jonas Vingegaard. Le ultime centinaia di metri sono state pedalate a ritmo alto. Nessuno ha avuto un pensiero carino per i velocisti, l'obbiettivo era quello di toglierseli di ruota.I velocisti però hanno fatto del loro meglio per non farsi staccare troppo. Hanno dato ordine ai loro gregari di inseguire a gran velocità il gruppetto degli evasi per gambe di forza maggiore. Hanno pure riacciuffato quei due che sullo strappo che portava a Refrontolo aveva deciso di giocarsi la carta della sorpresa: Afonso Eulálio e Johannes Kulset.Verso Pieve di Soligo, gli sgherri degli sprinter non hanno sbagliato nulla.E così per le strade di Pieve di Soligo è andata in scena ciò che poteva non andare in scena, una volata di gruppo più o meno compatto. E come è sempre accaduto a questo Giro d'Italia il primo a superare il traguardo è stato Paul Magnier davanti a Edoardo Zambanini e Jonathan Milan. Per il francese è il terzo successo in questa edizione della corsa rosa, il ventinovesimo tra i professionisti in ventidue anni e qualche mese di vita. Soprattutto è la dimostrazione, l'ennesima, di un talento eccellente.Paul Magnier dopo l'arrivo ha ringraziato Jasper Stuyven per il lavoro che ha fatto. E quello che ha fatto il belga più che lavoro è stato un capolavoro di abilità a guidare la bicicletta e forza. In duecento metri, dai meno 600 ai meno 400, Jasper Stuyven ha guidato il giovane compagno in una gincana di bici in movimento, ha dribblato in sella corridori alla maniera del miglior Ronaldinho, si è inventato uno sprint che solo duecento metri prima sembrava impossibile.Paul Magnier è stato bravo a seguirlo, è stato saggio a fidarsi. Li chiamano pesci pilota per questo, gli apripista degli sprint, perché sgusciano via e fanno da guida. Jasper Stuyven è stato oggi un pesce pilota fantasista, un sognatore con la caparbietà di inseguire davvero il proprio sogno. Che fosse il sogno di un altro non aveva, a Pieve di Soligo, grande importanza.
Giro d'Italia 2026, la magia di Stuyven concede a Magnier un'occasione in più
Paul Magnier ha vinto la 18esima tappa del Giro davanti a Edoardo Zambanini e Jonathan Milan. Una vittoria generata da un'azione straordinaria dal suo apripista, Jasper Stuyven










