La crisi dei chip di memoria, causata dal boom dell'intelligenza artificiale, sta gravando sui produttori di smartphone, laptop, videogiochi e automobili. Ma sta facendo la fortuna di aziende come Sk Hynix e Micron, che superano i 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Dettagli e contesto.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha causato, ormai da molti mesi, una crisi nel mercato dei chip di memoria, o memory chip. Si tratta – come il nome suggerisce – di dispositivi elettronici che permettono di conservare dati e di scambiarli con l’unità di elaborazione centrale, il componente che gestisce tutte le attività principali di un computer. Dato che i chip di memoria sono indispensabili per i sistemi dedicati all’intelligenza artificiale, gli hyperscaler (società come Amazon e Alphabet, che forniscono servizi digitali via cloud) ne stanno acquistando in grandi quantità, riducendone l’offerta disponibile per gli altri usi e facendone salire il prezzo.

La carenza di memory chip sta gravando sulle operazioni e sui conti dei costruttori di dispositivi elettronici, console per i videogiochi e anche automobili. Ma si sta rivelando molto positiva per i risultati economici e finanziari di quella manciata di aziende che li producono, al punto che la sudcoreana Sk Hynix e la statunitense Micron Technology hanno raggiunto per la prima volta una capitalizzazione di mercato superiore a 1000 miliardi di dollari.