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Negli Stati Uniti diversi datori di lavoro che avevano licenziato o sanzionato chi aveva criticato sui social l’attivista conservatore Charlie Kirk dopo il suo omicidio, o lo aveva deriso o ne aveva festeggiato la morte, hanno reintegrato i lavoratori o li hanno risarciti, anche con somme di centinaia di migliaia di dollari.

I licenziamenti, che secondo una stima di Reuters avevano riguardato più di 600 persone, coinvolgevano professioni di ogni tipo, sia nel settore pubblico che nel privato: dirigenti scolastici, personale sanitario, camerieri, avvocati, commessi di grosse catene di negozi, dipendenti di compagnie aeree.

La maggior parte di queste persone ha fatto causa alle aziende dove lavorava appellandosi al Primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di parola e di espressione politica dei cittadini e uno dei principi costituzionali più forti e quindi difficili da non rispettare. In alcuni casi le aziende quindi hanno risarcito gli ex dipendenti o li hanno reintegrati dopo una decisione di un tribunale, in altri lo hanno fatto preventivamente con un accordo extragiudiziale per evitare potenziali cause per licenziamenti illegittimi.