L’aria di primavera fa bene all’usato: da marzo 2025 a marzo 2026, l’incremento dei passaggi di proprietà è stato del 5,6 per cento, lo 0,7% in più mel primo tirmestre. Tendenza che traina al rialzo la proporzione di tre a uno fra auto nuove e usate. I dati dell’Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri (Unrae) non lasciano dubbi: nei primi tre mesi del 2026, ci sono stati un 1.479.367 passaggi di proprietà contro 482.802 immatricolazioni. Possiamo distinguere le vendite tra privati (823.223) e quelle con minivoltura per gli acquisti dai concessionari (656.144), ma l’unica certezza è che l’auto nuova per molti è ancora un miraggio. La strategia Nonostante la pratica imperante dei finanziamenti, nati nel Dopoguerra per facilitare i consumi e diventati ormai più simili a un capestro, con maxirate così alte da costringere l’acquirente ad avvitarsi lungo la spirale del rifinanziamento a cascata, magari con la sostituzione del veicolo e vincoli economici supplementari. Una fidelizzazione finanziaria, prima ancora che di prodotto. Case e concessionarie ormai «fanno i margini» su questo, considerato pure lo «sconto-civetta» per attrarre i clienti. Una scelta razionale Lo stesso meccanismo c’è anche per l’usato, ma la spesa è più sostenibile. Soprattutto se pensiamo agli «oggetti del desiderio» degli automobilisti italiani: il 65,1 per cento sceglie veicoli con anzianità di immatricolazione non inferiore ai 6 anni (47,9% più di 10 anni, 17,2% tra i 6 e i 10). Una sorta di miracolo economico al contrario? Forse. Di certo, il fattore «tasche sempre più vuote» degli italiani rispetto agli altri cittadini europei non è soltanto un argomento per far infiammare gli animi degli ospiti nei talk show. Ma la mancanza di risorse spinge a una maggiore oculatezza nella spesa. E così, un’auto immatricolata nell’anno delle Olimpiadi invernali di Torino può diventare un buon investimento, soprattutto se non è stata nelle mani di un globetrotter e magari è arricchita da una buona dotazione di optional. Con qualche anno in meno, poi, è possibile portarsi a casa un veicolo Euro 6, che può circolare ovunque facendo risparmiare dalla metà ai due terzi rispetto al nuovo. I problemi normativi della UE Oltre a questo, bisogna l’incertezza generata dal minuetto normativo dell’Ue, con eco-politiche annunciate come imperative e poi riportate a più miti consigli per evitare il collasso dell’automotive nel Vecchio Continente. E che la scelta degli italiani sia frutto di riflessione è confermato da un altro dato: la percentuale più alta di compravendite di usato (16,1%) è registrata in Lombardia, Regione considerata tra le più ricche del Paese, seguita da Lazio (9,8%) e Campania (9,2%). Così, il calcolo costi-benefici finisce per trionfare sulla spinta emozionale, da sempre anima del mercato dei motori. La parola d’ordine è diventata «risparmio», anche per evitare di ritrovarsi spiazzati da divieti e normative. Certo, bisogna fare qualche rinuncia. Le auto datate non conoscono l’AI, niente cruscotti-tablet e un’elettronica non ancora dilagante, ma che ti lascia l’illusione di essere tu a guidare. Magari, sono segnate da qualche ruga. Ma hanno ancora un’anima.