Nella corsa verso l'orizzonte, o chimera, dell'autosufficienza tecnologica vale tutto. Anche limitare i viaggi all'estero dei principali professionisti e talenti dell'intelligenza artificiale. È l'ultima mossa compiuta dalla Cina, nel settore forse più strategico della competizione tech con gli Stati Uniti. Per anni, il controllo del Partito comunista sulle persone considerate strategiche era rimasto confinato a dirigenti delle imprese statali, funzionari di partito, scienziati nucleari, ricercatori militari. Ora quel perimetro si allarga. E il fatto che ad entrarvi siano ingegneri dell’intelligenza artificiale di aziende private come Alibaba e DeepSeek, come riportato da Bloomberg, dice molto su quanto l'IA sia ormai entrata nella lista delle priorità della leadership di Xi Jinping. Pechino avrebbe dunque iniziato a limitare i viaggi all’estero di figure considerate cruciali per lo sviluppo nazionale di settore: fondatori di startup, ricercatori e dirigenti dovranno ottenere autorizzazioni specifiche prima di lasciare il Paese.
È un segnale politico, ulteriore tassello di un processo che negli ultimi anni ha ridefinito il rapporto tra Stato, capitale privato e tecnologia. Formalmente, l’obiettivo è chiaro: evitare fughe di competenze e proteggere il patrimonio tecnologico nazionale in una fase in cui la competizione con gli Stati Uniti si è spostata sempre più dal terreno dei chip a quello dei modelli, degli algoritmi e del capitale umano. Pechino considera l’intelligenza artificiale una questione di sicurezza nazionale e di sovranità tecnologica. In quest’ottica, un ingegnere d’élite può essere percepito come una risorsa strategica.










