Stefano «Stachanov» Bollani stavolta si fa addirittura in due per il suo ritorno a Napoli, domenica: alle 11 sarà al museo Filangieri per presentare il suo libro Il ricordo della stravaganza (Mondadori), alle 21 chiuderà alla grande il «Maggio dei monumenti» con un concerto alla rotonda Diaz. Iniziamo da qui, Stefano: perché presentare il concerto come un viaggio «prima e dopo» la canzone napoletana? «Perché è il mio omaggio a Napoli e, sì, mi sono chiesto se aveva senso venire a Mergellina a fare il napoletano. Ma la musica partenopea è internazionale per cui può sopportare anche me, come tanti, quasi tutti sul pianeta, stregato dalla grande canzone classica. Ma non voglio fermarmi a quella, non voglio trascurare colpevolmente cosa c’era prima e cosa è venuto dopo».

Napoli. Dalla Sanità all’Emeroteca, tuffo nei tesori della città: «Il gran finale con Bollani»Parliamone, cosa c’era prima? «Gli Scarlatti, l’opera buffa, la tradizione rivisitata da Roberto De Simone: non sarebbe giusto offuscarli solo in nome del primato di “Era de maggio”». E cosa è venuto dopo? «L’apocalisse: da Renato Carosone, che rimane il mio punto di partenza, sino a Pino Daniele ed alla nuovissima scena napoletana: questa città è davvero un vulcano, ma di musica, di suoni senza confini». Per cui, tra Scarlatti e Pino Daniele, che cos’altro suonerai? «I classicissimi, proverò a ringraziare Roberto Murolo e Sergio Bruni per il loro (in)canto libero. Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, tutti i poeti e i musicisti che ci hanno regalato la grande bellezza di canzoni immortali». Sarai in buona compagnia. «A Napoli lo sono sempre, ho amici-musicisti che si divertono a condividere le mie mattane». Vediamo gli ospiti uno per uno: Peppe Servillo. «Il fine dicitore per antonomasia: che cosa vuoi di più per quelle melodie più grandi della vita di cui stavamo parlando?». Le EbbaneSis? «Ho conosciuto Viviana Cangiano sul set di un film di cui curavo le musiche, poi con Serena Pisa la ho voluta ospite da me in tv, a “Via dei matti n. 0”. Mi fanno impazzire quando rileggono De Simone». Infine, last but not least, Daniele Sepe, alias Militant Sax, appena uscito con il nuovo disco di Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, «40N 14E». «Con lui puoi fare tutto, anzi di più». Ma com’è suonare davanti al mare? «Una vendetta: i sassofonisti, i trombettisti, i violinisti possono divertirsi con i loro strumenti davanti alle onde, o in riva al mare. Noi pianisti no. E il mare, come la natura tutta, è fonte d’ispirazione straordinaria, con tutto il rispetto per i teatri». Il libro che presenterai al Filangieri? «Racconti stravaganti, roba per storici del futuro che frugano divertiti, ma non troppo, tra i resti della nostra civiltà». Oltre ai concerti estivi, progetti per lo Stachanov Bollani? «No: tra dischi, libri, programma televisivo, il documentario “Tutta vita” di Valentina (Cenni, sua moglie - ndr) ho dato tanto. Però in estate daranno le repliche di “Via dei matti n. 0”».