Fermi in Vigilanza tanto il dossier della presidenza Rai, per la quale la designata Simona Agnes rimane in attesa di soluzioni, quanto quello della riforma della governanceÈ ripresa stamani l'attività della Commissione di Vigilanza Rai, dopo quasi due anni di stop. L'ufficio di presidenza della bicamerale, guidata da Barbara Floridia (M5S), ha votato all'unanimità l'avvio della discussione su una risoluzione, primo firmatario Stefano Graziano (Pd), che chiede alla Rai di rivedere la decisione di cedere il Teatro delle Vittorie e riformare il piano immobiliare della Rai. Il dibattito è dunque stato avviato in una riunione plenaria. Lo sblocco dell'attività era stato deciso dopo la protesta di Roberto Giachetti (Iv), che aveva avviato uno sciopero della fame. Il dibattito è stato molto teso con la maggioranza che con Francesco Filini (FdI) frenava sulla mozione, ricordando alla minoranza che i due consiglieri di loro espressione in cda quel piano l’hanno approvato. E l’opposizione che la incalzava. Alla fine la prima ha lasciato alla seconda il compito di promuovere una mozione che probabilmente non voterà. Lo si vedrà nella seduta del 10 giugno (o al massimo del 17 giugno), quando, scaduto il termine per presentare gli emendamenti alla mozione Graziano, si passerà alla votazione. Per il resto la commissione di Vigilanza resta bloccata: la maggioranza continua a negare la possibilità di audizioni che non siano quelle del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e del responsabile della vendita degli immobili Rai, funzionali alla discussione della mozione. Intanto in Rai si stanno già predisponendo le procedure per l’intervento del Mic nella dismissione del Teatro delle Vittorie e del Palazzo Labia a Venezia, rispetto ai quali ha dichiarato il proprio interesse. Il Mic potrebbe entrare in trattativa privata con la Rai sui due immobili o attendere l’assegnazione degli stessi e esercitare il diritto di prelazione. Restano in ogni caso congelati in Vigilanza tanto il dossier della presidenza Rai, per la quale la designata Simona Agnes rimane in attesa di soluzioni, quanto quello della riforma della governance. Ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha rinviato al 10 giugno l’audizione in commissione Bilancio del Senato nella quale avrebbe dovuto riferire il proprio parere sulla riforma e relazionare sull’interlocuzione che sostiene di avere avuto con l’Ue, circa l’attuazione dell'European Media Freedom Act. Si vedrà se il 10 giugno la maggioranza scioglierà le contraddizioni interne che le impediscono di far procedere la propria proposta di legge incardinata al Senato, prima che l’Ue sanzioni l’Italia per la mancata approvazione. Il nodo principale è quello delle risorse pubbliche che l’Emfa richiede «certe» e che la Lega vorrebbe progressivamente ridurre, su questo scontrandosi con FdI e FI.«Per noi del Pd prioritaria è una riforma che assicuri le risorse alla Rai, le dia una governance autonoma e trasperente e garantisca l’autonomia editoriale dei giornalisti», dice Graziano. Ma la maggioranza sulla riforma, trovata la quadra, potrebbe anche decidere di procedere per la propria strada, senza acquisire gli emendamenti dell’opposizione, semplificando il sistema di voto della presidenza (dagli attuali due terzi alla maggioranza semplice), nodo su cui si è inceppata l’attuale consigliatura Rai. Bisognerà vedere se, una volta approvata in questo modo la riforma, la maggioranza terrà l’attuale cda fino a fine mandato (maggio 2027) o lo sostituirà in anticipo, garantendosi un nuovo cda che, grazie alla riforma, potrebbe durare cinque anni e superare lo scoglio del risultato elettorale delle prossime politiche.