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Alberto Giulini e Massimiliano Nerozzi
Rimessi in libertà gli altri otto tifosi fermati prima della parita, in gran parte appartenenti al gruppo «Viking». All'origine degli incidenti di domenica, un episodio accaduto nel novembre 2024
L’unica cosa certa, sugli scontri avvenuti prima del derby Toro-Juve di domenica 24 maggio, è il numero degli ultrà finiti in carcere: salito a dieci, con due tifosi in manette con arresto differito, mentre gli altri otto (uno dei quali in ospedale), bloccati dopo i tafferugli, sono tornati in libertà ieri (26 maggio). Il gip Alessandra Salvadori ha convalidato gli arresti — per resistenza, lancio pericoloso di oggetti e rissa — ma ha disposto l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria per gli ultrà, in gran parte del gruppo (milanese) «Viking», difesi tra gli altri dagli avvocati Monica Arossa e Giovanni Adami.
Meno certezze, al momento, sulla dinamica del ferimento di Marco Basoccu, il tifoso di 36 anni ricoverato in gravi condizioni alle Molinette, dopo un intervento di neurochirurgia alla testa. L’ipotesi sulla quale sta lavorando l’inchiesta della Procura — per lesioni gravi, contro ignoti — è che il giovane sia stato colpito da un lacrimogeno, anche se gli investigatori non escludono l’impatto con altro oggetto contundente, come un sasso. «È crollato a terra poco prima di entrare allo stadio — hanno raccontato alcuni testimoni — perdeva sangue dal naso e dalla nuca». Quel momento sarebbe stato ripreso anche dalle telecamere di un negozio di piazzale San Gabriele di Gorizia, a due passi dall’arena, ma le immagini sarebbero poco nitide a causa del fumo che riempiva l’aria. E i filmati finora acquisiti dalla Digos non hanno permesso di individuare l’oggetto incriminato, ma per caratteristiche non sembrerebbe compatibile con un lacrimogeno.












