di
Paolo Tomaselli
Il tecnico, figlio di Gino, si racconta dal rifugio sotterraneo di un hotel: è il primo ct straniero nella storia dell'Ucraina. Il legame con Shevchenko, i ricordi con Allegri e De Zerbi e l'orgoglio di una grande dinastia del calcio italiano
Per la prima volta l’Ucraina ha scelto un ct straniero e ha scelto Andrea Maldera, alla prima esperienza da capo allenatore dopo anni di lavoro nello staff di Leonardo, Allegri, Filippo Inzaghi, Shevchenko (che l’ha richiamato a Kiev) e De Zerbi. Il figlio di Gino, nipote di Aldo e Attilio, continua la dinastia di una famiglia importante per il calcio italiano. E risponde in video chiamata dal piano interrato di un hotel di Leopoli, adibito a rifugio in caso di attacchi aerei.
Non è una scelta scontata, sia per l’Ucraina che per lei, non trova?«Senz’altro. Ho percepito il loro orgoglio e la loro gratitudine per aver accettato l’incarico e anche per aver scelto di vivere qui. Da parte mia, ho deciso di comune accordo con De Zerbi di non seguirlo al Tottenham perché volevo mettermi alla prova in prima persona. E quando è arrivata la chiamata di Sheva non ho avuto dubbi: è una cosa troppo affascinante, comunque vada sarà un’esperienza pazzesca, perché sento un popolo alle spalle. E una grande responsabilità».






