Anne-Marie Descôtes, ambasciatrice di Francia in Italia, si è da poco insediata e oggi sarà a Napoli: quali sono le sue impressioni sul nostro Paese? «L’Italia è un paese che amo profondamente e che conosco bene. Ho imparato la vostra lingua per pura passione, guardando i film italiani e ascoltando canzoni. A Napoli avete registi e attori, ma anche scrittori e cantanti straordinari. Il vostro è un paese aperto e caloroso e possiede molti ingredienti di eccellenza, e non parlo solo dell’arte, dei paesaggi mozzafiato… Quando viaggio attraverso le vostre regioni, vedo anche molte realtà di spicco nell’industria, l’innovazione, o la ricerca, l’Italia è in prima linea e abbiamo molti progetti comuni. Si lavora quotidianamente insieme e in tanti ambiti tra amministrazioni e città gemellate. Napoli ad esempio con Marsiglia ha una cooperazione strategica per l’ambiente, il turismo, l’innovazione».

Come si possono rilanciare ancor di più, a suo avviso, i rapporti tra Italia e Francia?«L’ultimo vertice bilaterale, subito prima del Covid, si è tenuto qua, nella vostra città che è diventata in questa occasione il cuore pulsante della relazione bilaterale, lo è da molto e continua ad esserlo. Ora ci sarà un nuovo vertice a fine giugno: un accento particolare verrà posto sui giovani, il futuro della relazione Italia-Francia ma anche dell'Europa. Prima ancora c’è il summit in formato G7 di Evian, sotto presidenza francese. È il momento di sancire gli impegni presi dal Trattato del Quirinale, del quale festeggeremo cinque anni a novembre. Ci sono anche i contatti quotidiani tra i nostri paesi e gli incontri molto frequenti di lavoro tra i ministri francesi e italiani. Quindi non parlerei di rilanciare ma ben di approfondire e proseguire la strada bilaterale che abbiamo costruito insieme». Stiamo vivendo una fase difficile dal punto di vista internazionale a causa dei conflitti e l'Europa è in una fase cruciale: quale è la fotografia scattata da un osservatorio attento come il suo?«In questo contesto internazionale molto preoccupante e teso, con la minaccia russa da una parte e un alleato americano imprevedibile dall’altra, che afferma come gli Europei si devono preparare a difendersi da soli, l’unità europea è sempre più necessaria. L’Italia e la Francia sono Paesi fondatori dell’Unione europea e hanno sempre difeso i valori e principi che sono alla base della costruzione europea. È ovvio che un’Europa forte, sovrana e unita ha più peso nel mondo e lavoriamo insieme in merito». Cosa chiedono le imprese francesi per investire ancor di più in Italia?«Business France e la Camera di commercio francese in Italia sono in prima linea per favorire gli scambi commerciali tra i nostri due paesi ed aiutare le imprese francesi che vogliono investire in Italia. La Francia è il primo investitore estero in Italia. La nostra partnership è molto equilibrata ma possiamo fare di più in vari settori strategici. Penso ai programmi per le start-up nei settori di alta tecnologia e gli incentivi per delle cooperazioni tra giovani francesi e italiani. Ci sono già 2.000 imprese francesi in Italia e altrettanto imprese italiane in Francia ma ci sono margini di crescita». Il Sud, contrariamente al passato, è in una fase di grande espansione economica: c'è interesse, visto il nuovo contesto, delle aziende francesi verso il Mezzogiorno?«Attraverso il club Francia Mezzogiorno, creato nell’ambito del Trattato del Quirinale, le aziende francesi hanno molte occasioni di avvicinarsi di più alle aziende del Sud Italia. Organizziamo qui a Napoli il Forum Mezzogiorno, un appuntamento annuale per rafforzare i legami tra imprese del Mezzogiorno e della Francia e favorire gli investimenti. Il Mezzogiorno ha una crescita del Pil più alta della media nazionale, confermando il suo potenziale economico. Il Club è uno spazio di dialogo per favorire un confronto costruttivo tra settore pubblico e privato. Promuove sinergie operative e progetti concreti, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento del Mezzogiorno quale hub energetico strategico a livello europeo». La Coppa America a Napoli può essere occasione di sviluppo e nuovi investimenti?«Sì, l’abbiamo visto con i giochi di Milano-Cortina 2025 o Parigi 2024. Al di là del bellissimo spettacolo delle vele nel golfo, la coppa America porterà sicuramente a Napoli nuovi investimenti e sviluppo, in particolare nel settore del turismo e delle infrastrutture, accelerando la trasformazione delle periferie. L’innovazione sarà anche al centro di questa grande performance sportiva: la squadra francese K-Challenge, leader del sport tech, contribuisce attivamente alla decarbonizzazione del trasporto marittimo». C'è grande feeling in campo culturale ed artistico tra i due Paesi: quale può essere l'apporto dei privati in questi due settori?«C’è un fermento speciale tra Francia e Italia. A livello culturale e artistico ad esempio, la Fondazione Nuovi mecenati riunisce grandi aziende francesi e italiane, per sostenere scambi, portando in Italia la nuova produzione culturale francese e artisti giovani. A Napoli ha sostenuto il Comicon, nato proprio al Grenoble 26 anni fa. Il Nuovo Grand Tour invece è un programma di residenze artistiche per giovani artisti: la Campania stessa accoglie due residenze, a Casa Tramandars a Somma Vesuviana e Kulturfactory a Domicella. E tale fermento esiste anche in ambito educativo, universitario, e in tanti altri ambiti».